'Ndrangheta a Vibo, pugno duro e sorveglianza speciale contro i vertici del clan (NOMI e FOTO)
Ritenuta attuale la pericolosità sociale dei due imputati di Rinascita Scott: scatta l'obbligo di soggiorno e il divieto di uscire nelle ore notturne
Nonostante la recente scarcerazione, resta altissima l'attenzione delle autorità su due figure centrali della geografia criminale vibonese. Il Tribunale di Vibo Valentia ha disposto l'applicazione della sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno nei confronti di Domenico Macrì, 42 anni (noto come “Mommo”), e Francesco Antonio Pardea, 40 anni.
Il provvedimento, nato su impulso della Divisione Anticrimine della Questura, si basa sulla convinzione che la pericolosità sociale dei due soggetti sia ancora "persistente e attuale", rendendo necessarie misure limitative rigorose per prevenire nuovi contatti con gli ambienti della 'ndrangheta.
Con la notifica del decreto da parte della Squadra Mobile, per Macrì e Pardea inizia un regime di stretto controllo. Le prescrizioni imposte dal Tribunale ne limitano drasticamente i movimenti quotidiani. Disposto, infatti, il divieto di uscita notturna: i due dovranno rincasare la sera e non potranno lasciare il proprio domicilio prima delle ore 7:00 del mattino. Inoltre, per entrambi, disposto il divieto assoluto di frequentare pregiudicati o persone con precedenti di polizia, oltre alla proibizione di partecipare a riunioni pubbliche o frequentare determinati locali e l'obbligo di firma periodica presso gli uffici di polizia e il dovere di esibire la "carta di permanenza" ad ogni richiesta delle forze dell'ordine.

Entrambi i destinatari del provvedimento sono imputati di spicco nel maxiprocesso Rinascita Scott e considerati elementi di vertice della 'ndrina dei "Ranisi". La loro scarcerazione era avvenuta lo scorso dicembre a seguito di una pronuncia della Corte di Cassazione riguardante il ricalcolo delle pene (rispettivamente 12 anni per Pardea e oltre 15 anni per Macrì in appello).
Prima di tornare in libertà per la rideterminazione dei termini della pena, sia Macrì che Pardea erano stati sottoposti al regime di carcere duro previsto dal 41-bis. Le accuse a loro carico restano pesantissime: dall'associazione mafiosa all'estorsione, fino alla detenzione di armi e al tentato omicidio.
L'odierno intervento delle forze di Polizia e dei Carabinieri del Comando Provinciale punta a creare un "cordone di sicurezza" attorno ai due uomini, monitorando ogni loro spostamento nel comune di residenza in attesa che la giustizia definisca irrevocabilmente il loro percorso detentivo.
