Lui, un commerciante di Cropani operante nel settore della distribuzione del gas in mano agli usurai c’era finito in seguito ad un incidente stradale, nel quale era stata coinvolta la moglie. Erano gli anni 2010, 2011 e le difficoltà economiche lo avevano indotto a rivolgersi a Vito Morelli, di Isola Capo Rizzuto, che gli aveva elargito un prestito di circa 4mila euro con l'accordo di una successiva quantificazione degli interessi. L’imprenditore era poi riuscito a corrispondere la somma ricevuta in prestito, senza versare gli interessi per la morte sopravvenuta del suo creditore.

L’incubo. Tutto sembrava essersi risolto e invece dietro l'angolo un inferno durato ben dieci anni. Nei mesi successivi alla morte di Morelli, l'imprenditore era stato avvicinato dal cugino Luigi Raso, per comunicargli le ultime volontà del parente defunto: doveva pagare a titolo di interessi ben 20mila euro. Una pretesa, di fronte alla quale, nonostante un’iniziale resistenza, era stato costretto a piegarsi, raggiungendo un accordo che gli consentiva l'estinzione del debito con pagamento dilazionato in rate  di 150 euro mensili, poi aumentate a 250. La consegna dei ratei mensili avveniva nell'esercizio commerciale dei Raso in Isola Capo Rizzuto, gestito dai figli Tommaso e Vittorio, e successivamente a Botricello.  L'ultima rata corrisposta nel novembre del 2019, di importo inferiore rispetto a quanto pattuito, a causa delle precarie condizioni economiche del commerciante, scatena l’ira della famiglia Raso, che non esita a minacciare l’imprenditore in più di un’occasione.  Una prima volta Luigi Raso gli mostra una pistola nascosta all'interno del borsello avvisandolo che, se non avesse sistemato la propria posizione debitoria, lo avrebbe sparato. Minacce reiterate da Vittorio Raso, che nel corso di una conversazione avvenuta a luglio 2019, avverte l’imprenditore: “provvedi al pagamento altrimenti ti taglio la testa e te la faccio e carne macinata".

“La corda si spezza”.  Di particolare rilievo investigativo per il gip del Tribunale di Catanzaro Antonio Battaglia, firmatario dell’ordinanza, sono tre conversazioni. Il 13 dicembre 2019, Tommaso Raso esterna tutto il suo malcontento per il mancato rispetto degli accordi e per la mancata presentazione ad un incontro precedentemente programmato tra i due, appuntamento al quale l’imprenditore non si presenta adducendo problemi di salute: " ... eh ti sto dicendo che noi abbiamo preso un impegno, tu ogni volta stai facendo come vuoi tu, me lo dici chiaro chiaro com'è il discorso, è inutile che qua tiriamo la corda ...eh, non lo so boh…, io non lo so che ti devo dire più. Qua la situazione tira tira e la corda si spezza, meglio che te lo dico”.

“Hai tempo fino a domani mattina”. Due giorni dopo, il 15 dicembre, l’imprenditore che ha fatto scattare le indagini con la sua denuncia, rinvia nuovamente l'incontro, provocando la spazientita reazione di Tommaso Raso che lo minacciava di morte indicandogli il termine ultimo per il pagamento della rata ("....hai tempo fino a domani mattina, poi ti faccio vedere se sono di parola o meno, tu l'ultima tu non ce l'hai... domani poi puoi pure morire, te lo dico io … L'ultimo tempo tuo è domani...poi fatti il conto che ...il tempo tuo finisce domani e puoi andare dove cazzo vuoi...” Nella conversazione registrata il 16 dicembre 2019 è  Vittorio  Raso ad incalzare l’imprenditore, invitandolo al rispetto degli impegni presi, “....è inutile che ci vediamo ....ci dobbiamo dire sempre le stesse cose?...se tu sei in queste condizioni, io non lo so cosa devo fare, non so a chi mi devo rivolgere non lo so...a prescindere dal fatto di tutto questo, è possibile che tu non sei riuscito in 10 mesi a raccogliere 100 euro...tu ti sei preso troppa confidenza e sei menefreghista te lo dico io. Io mi sono sempre comportato bene con te e questo è stato l'errore che ho fatto io...”.

Nessuna aggravante mafiosa. Per il gip va esclusa l’aggravante della mafiosità per Luigi Raso,Tommaso Raso e Vittorio Raso, accusati di estorsione e usura, “perché se è vero che ai Raso, in particolare a Luigi, vengono attribuite amicizie e contiguità con alcuni esponenti della malavita organizzata del Crotonese, nulla consente di collocare il rapporto usuraio all’interno di una qualche finalità agevolativa di consorterie mafiose, né di ravvisare il metodo mafioso nelle modalità in cui i rapporti si sono svolti”.

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