Nuovo capitolo giudiziario nel procedimento relativo alla morte di Taisiia Marseniyk, la bambina ucraina di cinque anni deceduta nel marzo del 2022 in un incidente stradale avvenuto nel Crotonese pochi giorni dopo il suo arrivo in Italia insieme alla madre.

La Corte d’Appello, chiamata a pronunciarsi nuovamente sul caso dopo l’intervento della Cassazione, ha ulteriormente ridotto la pena nei confronti del giovane conducente ritenuto responsabile dell’investimento mortale. La condanna è stata fissata a due anni e otto mesi di reclusione, una decisione che modifica ancora una volta l’esito processuale di una vicenda che aveva suscitato forte emozione nell’opinione pubblica.

Nel corso dell’iter giudiziario la qualificazione del reato ha subito una profonda revisione. Se in primo grado il fatto era stato inquadrato come omicidio volontario, con una pesante condanna, nei successivi giudizi è prevalsa la tesi secondo cui l’investimento sarebbe stato il risultato di una condotta imprudente alla guida e non di un’azione intenzionale.

I giudici hanno infatti ritenuto che il decesso della bambina sia riconducibile a una grave distrazione del conducente, impegnato nell’utilizzo del telefono cellulare al momento dell’impatto. Una valutazione che aveva già portato alla riqualificazione dell’accusa in omicidio stradale e a una significativa riduzione della pena.

La Suprema Corte aveva successivamente disposto un nuovo esame della posizione dell’imputato, accogliendo alcuni rilievi avanzati dalla difesa. Il procedimento è così tornato davanti ai giudici d’appello, che hanno rivisto ulteriormente il trattamento sanzionatorio, escludendo anche alcune delle pene accessorie precedentemente previste.

La tragedia risale alla primavera del 2022 e colpì profondamente la comunità locale. La piccola Taisiia era arrivata in Calabria dopo essere fuggita dall’Ucraina, devastata dal conflitto. La sua morte, avvenuta lungo una strada provinciale del Crotonese, trasformò una storia di speranza e salvezza in un dramma che continua ancora oggi a segnare il ricordo di quanti seguirono la vicenda.

Con la nuova pronuncia della Corte d’Appello si chiude un ulteriore passaggio processuale di un caso che, negli anni, ha visto confrontarsi interpretazioni profondamente diverse sulla dinamica e sulle responsabilità dell’accaduto.