Omicidio nel Vibonese, scintille in aula sul giallo delle telecamere (NOMI e DETTAGLI)
Scontro tra accusa e difesa sul funzionamento del sistema di videosorveglianza di Salvatore Ascone. Il tecnico rivela: «L’impianto era instabile già prima della scomparsa»
L’ultima udienza del processo sulla brutale scomparsa di Maria Chindamo, tenutasi davanti alla Corte d’Assise, ha acceso i riflettori su uno dei nodi cruciali dell’intera indagine: il sistema di videosorveglianza della proprietà di Salvatore Ascone. L’imputato, ritenuto vicino al clan Mancuso e difeso dai legali Francesco Sabatino e Salvatore Staiano, è accusato di aver manomesso le telecamere per favorire l’agguato ai danni dell’imprenditrice di Laureana di Borrello, svanita nel nulla il 6 maggio 2016 davanti ai cancelli della sua tenuta agricola a Limbadi.
La tensione in aula è salita vertiginosamente durante l’escussione del teste Domenico Baldo, il tecnico che intervenne sul DVR di Ascone su disposizione dei Carabinieri subito dopo il fatto. Il confronto tra la titolare dell’accusa, la dott.ssa Annamaria Frustaci, e l’avvocato Sabatino è diventato particolarmente serrato nel tentativo di ricostruire lo stato dell’arte tecnologico di quegli occhi elettronici che avrebbero potuto, se funzionanti, filmare i sequestratori.
Dalle risposte del tecnico sono emersi elementi che offrono letture contrapposte tra le parti: Baldo ha riferito che l'impianto non era nuovo a malfunzionamenti. Anche prima della fatidica mattina del 6 maggio, il sistema aveva registrato diverse anomalie tecniche, dato che la difesa utilizza per escludere l'ipotesi di una manomissione mirata e dolosa. Un altro punto di attrito ha riguardato il posizionamento delle ottiche. È emerso infatti che le telecamere installate non inquadravano direttamente la zona d'ingresso della casa di campagna di Ascone, proprio quella posta di fronte al varco d'accesso del fondo Chindamo. Il dettaglio forse più rilevante emerso dal controesame riguarda l'alimentazione. Il tecnico ha precisato che, anche se fosse stata staccata volontariamente la corrente elettrica, le telecamere avrebbero potuto continuare a registrare grazie alla presenza di batterie ausiliarie.
Il pubblico ministero Frustaci ha comunicato di essere ormai prossima alla conclusione dell'istruttoria, preannunciando la rinuncia ai restanti testimoni della lista dell'accusa. Una mossa che accelera i tempi del dibattimento, puntando dritta al cuore della tesi accusatoria.
Il processo è stato ora aggiornato al prossimo 16 giugno. In quella data, esauriti gli ultimi incombenti del PM, la parola passerà ufficialmente ai testimoni citati dalla difesa, chiamati a scardinare l'ipotesi del concorso nel delitto che da anni attende una verità processuale definitiva.
