La parola "fine" su una delle vicende più dolorose e mediaticamente esposte del reggino arriva con una sentenza che ribalta ogni precedente certezza. La Corte d'Appello per i Minorenni ha pronunciato l'assoluzione piena per C. P., C. L. e G. V. G., i tre ragazzi di Seminara che, all'epoca dei fatti, erano stati trascinati in un vortice giudiziario con accuse gravissime.

Cade dunque il castello accusatorio che in primo grado aveva portato il Tribunale dei Minorenni a emettere una condanna a 4 anni di reclusione, ritenendo i giovani responsabili di violenza sessuale di gruppo. Un verdetto, quello odierno, che smonta un impianto probatorio ora giudicato insufficiente e privo di riscontri oggettivi.

Le indagini erano nate in un contesto sociale reso incandescente da tensioni locali e dichiarazioni spesso in contraddizione tra loro. Se in una prima fase i giudici avevano dato credito alle versioni dell'accusa, i magistrati di secondo grado hanno adottato una lente molto più rigorosa.

Dall'analisi dibattimentale è emerso un quadro caratterizzato da dinamiche familiari e sociali opache, all'interno delle quali le accuse non hanno retto al vaglio della coerenza. Senza elementi esterni a supporto delle tesi accusatorie, la Corte ha accolto in toto le istanze sollevate dai difensori — gli avvocati Antonino Napoli, Giovanni Piccolo, Vladimir Solano e Michele Gullo — sancendo l’estraneità dei ragazzi ai reati contestati.

Per i tre giovani, ora maggiorenni, questa sentenza chiude una ferita aperta da anni. Oltre al rischio del carcere, i ragazzi e le loro famiglie hanno dovuto affrontare un durissimo stigma sociale, in un clima in cui la presunzione di innocenza era stata spesso sacrificata sull'altare del dibattito pubblico.

 La comunità di Seminara si trova ora a fare i conti con l'esito di un processo che dimostra, ancora una volta, quanto sia delicato l'accertamento della verità in contesti così complessi e carichi di emotività.