Sulla stessa lunghezza d'onda Francesco Maneli, espressione della maggioranza consiliare, che non ha esitato a liquidare il primo cittadino

Strali pesanti continuano ad arrivare all'indirizzo del sindaco di Jonadi Caterina Signoretta, dimissionaria da qualche giorno. Uno dopo l'altro, a sottolinearne "l'incapacità amministrativa", sono tutti i suoi ex sostenitori. Ultimo in ordine di tempo, l'ing. Antonio Arena, uno dei papabili candidati a sindaco, che rinunciò all'idea di capeggiare una propria compagine, sostenendo l'attuale capo dell'amministrazione.

L'affondo. "Il mio intento  - ha dichiarato Arena - non è quello di alimentare polemiche inutili, artatamente sollevate da chi si trova a constatare il fallimento del mandato che democraticamente le avevano conferito gli elettori bensì quello di far conoscere ai cittadini jonadesi, estranei alle dinamiche politico-amministrative, la realtà dei fatti, stravolti da alcune osservazione prospettate dal sindaco Caterina Signoretta nella sua lettera di dimissioni".

"Mea culpa". "Alla luce di quanto è accaduto - ha proseguito Arena  - ho ben poco da rimproverarmi. Faccio il mea culpa e mi addosso un'unica responsabilità: quella di averla sopravvalutata, rinunciando alla candidatura a sindaco e contribuendo insieme all'ing. Fialà a creare una squadra che le ha consentito di vincere le elezioni. E questo sulla base di un programma elettorale che ero convinto potesse dare sviluppo al territorio. Pensavo, sbagliandomi, che Caterina Signoretta fosse capace di portare avanti quel programma elettorale che avevamo condiviso. Invece, ho notato come dopo la sua proclamazione si sia chiusa in se stessa, distaccandosi dalla realtà e da quanti la avevano sostenuta. Da un anno e mezzo, ebbene che si sappia, il sottoscritto non ha rapporti politici con il sindaco di Jonadi, né frequenta il Comune per questioni politiche. Ergo, non ha senso parlare di interferenze esterne addossando agli altri le responsabilità della sua scarsa capacità di amministrare e lo stato di difficoltà in cui l'ente versa oggigiorno. Altro che condizionamenti. Le dimissioni del sindaco non sorprendono nessuno: è risaputo che il suo mandato è stato contraddistinto da una forma di autoritarismo capace di isolare l'amministrazione ed allontanare, nel contempo, sostenitori ed elettori. Non sfugge a nessuno nemmeno che il capo dell'esecutivo ha utilizzato l'arma del “ricatto delle dimissioni” per venire fuori dalle situazioni più controverse. A questo punto, invito il sindaco a meditare: se non è in grado di portare avanti il proprio mandato, si assuma le sue responsabilità e lo faccia utilizzando un linguaggio appropriato, senza scadere in dichiarazioni dettate dal suo attuale stato confusionale".

maneliIl consigliere comunale. Sulla stessa lunghezza d'onda Francesco Maneli, espressione della maggioranza consiliare. "Rimango sorpreso dal sindaco  - ha dichiarato - che, sebbene abbia riscontrato un andamento non lineare, non ha mai provato a coinvolgermi. Scopro, senza essere mai stato chiamato né interpellato che il sindaco non ha più la maggioranza. Prima di stabilirlo, probabilmente avrebbe dovuto imbastire una forma di dialogo, che invece è stata dall'inizio alla fine della consiliatura, pressochè assente. Da parte mia, non c'è stato servilismo nei confronti di nessuno. Se sottomissione e servilismo ci sono stati, vanno ricondotti all'azione della giunta comunale che passivamente ha avallato i diktat del primo cittadino. Basti pensare a quanto si è verificato in occasione della “Guerra dei Gal”: l'esecutivo ha varato l'adesione al Gal Terre Vibonesi senza che gli eletti venissero mai interpellati rispetto ad una vicenda destinata a far discutere ancora per molto tempo".

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