Marina, uccisa due volte: lo strazio di una famiglia tra imperizia medica e silenzi giudiziari
Francesco Lentini rompe il silenzio sulla morte della moglie dopo tre anni: «Il fascicolo dimenticato nei palazzi rischia la prescrizione, chiediamo solo la dignità della verità»
«Mia moglie è stata uccisa due volte: dall'imperizia in sala operatoria e dal silenzio della giustizia». Inizia così il grido di dolore e di rabbia di Francesco Lentini, che insieme ai figli Raffaele e Danilo ha deciso di rendere pubblica la tragica odissea vissuta dalla sua famiglia dopo la scomparsa di Marina D'Agostino. Una vicenda che ha inizio il 16 luglio 2023 e che oggi, a distanza di quasi tre anni, sembra essersi arenata nelle secche della burocrazia giudiziaria.
Tutto ha origine presso l'Azienda Ospedaliera Universitaria "Renato Dulbecco" di Catanzaro. Marina entra in ospedale per un intervento neurochirurgico, ma da quel tavolo operatorio non farà mai più ritorno a casa. Secondo quanto accertato dai periti incaricati dalla Procura della Repubblica, le cui conclusioni sono state depositate a giugno 2024, la morte sarebbe stata causata da una catena di eventi innescata da una grave emorragia.
I consulenti tecnici hanno evidenziato profili pesantissimi: «gli esperti parlano chiaramente di "imperizia" a carico dei neurochirurghi, l'equipe avrebbe commesso errori di esecuzione provocando una perdita di sangue che non è stata fermata in tempo e l'errore fatale ha privato la donna di ossigeno, causandole un danno cerebrale irreversibile». Al dramma dell'intervento si è aggiunto un secondo calvario durante il periodo di coma. Il corpo di Marina sarebbe stato attaccato da batteri resistenti agli antibiotici, come la Klebisiella New Delhi e lo Pseudomonas aeruginosa, culminando in una sepsi di origine nosocomiale. Un'agonia che, secondo la consulenza tecnica, potrebbe essere legata all'inosservanza delle più basilari pratiche di assistenza ospedaliera.
Oltre al dolore per la perdita, la famiglia Lentini denuncia oggi un senso di abbandono da parte dello Stato. Il percorso giudiziario appare come un labirinto immobile: il fascicolo penale è rimasto fermo per quasi due anni presso la Procura di Cosenza, prima di essere trasferito a Catanzaro il 18 giugno 2025.
«Da allora sono passati altri dieci mesi di silenzio assoluto» denuncia Francesco Lentini. Un immobilismo che alimenta lo spettro della prescrizione, il rischio concreto che il tempo cancelli le responsabilità penali lasciando la morte di Marina senza un colpevole.
Francesco Lentini si rivolge ora agli organi di informazione per rompere questo muro di silenzio.
«Non chiediamo vendetta, ma la dignità della verità. Chiediamo che il procedimento per la morte di mia moglie esca dall'oblio. Lo dobbiamo a Marina e a ogni cittadino che crede che la vita umana valga più di un fascicolo dimenticato su una scrivania».
