Tropea, aggressione arbitro. Il presidente: "Il pugno non c'è mai stato"
Non ci sta il presidente del Tropea Gaetano lo Scalzo. E dopo il verdetto susseguente alle decisioni arbitrali ritorna sul presunto pugno sferrato al direttore di gara. “Quel pugno inesistente” è costato tre anni di squalifica al giocatore Marco Arena e la sconfitta a tavolino per la società tropeana, tra le favorite al salto di categoria. L’arbitro – sottolinea Lo Scalzo – ha dichiarato il falso e indotto in errore il giudice sportivo. Faremo ricorso in tutte le sedi per dimostrare come sono andate davvero le cose. Siamo pronti a procedere anche in sede penale per calunnia e diffamazione nei confronti dell’arbitro. Non escludo persino il ritiro della squadra dal campionato. Non c’è stato alcun pugno – specifica Lo Scalzo – ma solo delle veementi proteste verbali. A fine partita, tra l’altro, mi sono anche fermato a parlare con il padre dell’arbitro chiedendo scusa per l’esagerazione nelle proteste. Ciò che non capisco è tutta questa acredine del direttore di gara nei nostri confronti. Con quel referto ci ha massacrato e ha fatto passare per criminali giocatori e dirigenti del Tropea, nessuno escluso. Se avesse davvero colpito con un pugno l’arbitro – aggiunge – avrei chiesto io stesso una squalifica di tredici anni. Marco è rimasto sbalordito dal referto del giudice sportivo proprio perché non ha aggredito nessuno. E’ assurda persino al squalifica di quattro giornate agli altri due nostri giocatori per delle semplici proteste verbali. Quello che è accaduto è davvero incredibile ma non intendiamo arrenderci a quest’ingiustizia”. Nelle prossime ore il presidente del Tropea incontrerà la delegazione provinciale della Federcalcio e in attesa di risposte adeguate potrebbe ritirare la squadra dal campionato.
Con un pugno manda ko l’arbitro, squalifica di 3 anni per un calciatore
