Non una semplice banda di spacciatori, ma una vera e propria holding del crimine con compiti suddivisi chirurgicamente. L'ordinanza siglata dal GIP Gilda Danila Romano ricostruisce pezzo dopo pezzo il mosaico del clan Maiolo, attiva ramificazione della 'ndrangheta vibonese capace di gestire carichi industriali di stupefacenti su scala nazionale. Una struttura criminale "ibrida": arcaica nei legami di sangue e nelle radici territoriali, ma modernissima negli strumenti e nelle strategie di mercato.

La tecnologia al servizio del narcotraffico

Il vero salto di qualità della cosca vibonese risiede nell'uso massiccio di tecnologie di criptografia. Gli indagati gestivano i traffici attraverso smartphone schermati e applicazioni di messaggistica ritenute inattaccabili, trasformando i telefoni in veri e propri centri di comando virtuali. Un muro digitale che gli specialisti del G.I.C.O. della Guardia di Finanza sono riusciti a sgretolare, decifrando una mole impressionante di comunicazioni che documentano la gestione di 750 chili di marijuana e 11 chili di cocaina.

L'elenco degli indagati

L'ordinanza, che ha visto l'impiego di unità cinofile e "cash dog" per scovare i proventi illeciti, colpisce figure radicate nel Vibonese ma residenti in tutta Italia:

In Carcere:

  • Angelo Maiolo, 42 anni, di Acquaro (domiciliato a Montesilvano);
  • Francesco Maiolo, 43 anni, di Acquaro (residente a Brandizzo, TO);
  • Antonio Maiolo, 34 anni, di Stefanaconi;
  • Giovanni Maiolo, 36 anni, di Acquaro (residente a Montesilvano);
  • Carlo Maiolo, 55 anni, originario di Acquaro (residente a Montesilvano);
  • Nicola Antonio Papaleo, 67 anni, di Monasterace;
  • Ciro Trezzi, 44 anni, di Montesilvano;
  • Francesco Carè, 52 anni, di Fabrizia;
  • Gaetano Montera, 29 anni, di Acquaro;
  • Domenico Fusca, 45 anni, di Dasà;
  • Stefano Terremoto, 47 anni, di Torino;
  • Pietro Parisi, 46 anni, di Siderno (residente ad Alghero).

Arresti Domiciliari: 

  • Domenico Fortuna, 44 anni, di Stefanaconi (domiciliato a Siniscola, NU).

Obbligo di dimora: 

  • Gianni Bellò, 80 anni, di Garbagna (AL);
  • Dritan Mici, 52 anni, albanese residente a San Salvo (CH).

Indagato a piede libero: 

  • Francesco Zoccoli, 54 anni, di Bianco (RC).

L'organigramma e l'Hub logistico nazionale

L'organizzazione non lasciava nulla al caso: i ruoli erano così ben definiti che ogni transazione seguiva protocolli rigidi e scambi in basi logistiche "sicure", come distributori dismessi o aree isolate tra Lazio e Abruzzo. Al vertice sedeva Angelo Maiolo (42 anni), capo e finanziatore che gestiva le rotte della droga anche durante i periodi di detenzione. Sotto di lui, un gruppo di organizzatori d'alto livello: Antonio Maiolo (33), Gaetano Montera (28), Domenico Fusca (44) e Francesco Carè (51) in Calabria; fuori regione operavano Francesco Maiolo (42) a Torino, Nicola Antonio Papaleo (66) e Ciro Trezzi (43) a Pescara. Per l'approvvigionamento costante, il clan si affidava a tre figure chiave: Gianni Bellò (79) nell'alessandrino, Stefano Terremoto (46) per il mercato piemontese e Pietro Parisi (45) in Sardegna. Secondo l'indagine, Giovanni Maiolo (35) e Carlo Maiolo (54) gestivano lo stoccaggio in Abruzzo (Montesilvano); Domenico Fortuna (43) operava tra Calabria e Nuoro, mentre Dritan Mici (51) e Francesco Zoccoli (53) erano incaricati della movimentazione dei panetti.

L'operazione ha seguito il metodo "Follow the Money", con l'impiego di unità cinofile "cash dog" per fiutare valuta nascosta e colpire il cuore economico del sodalizio, stimato in oltre 10 milioni di euro.

Le intercettazioni 

A incastrare i vertici dell'organizzazione sono state le comunicazioni intercettate su piattaforme criptate, dove gli indagati utilizzavano nickname suggestivi per pianificare i trasporti. Angelo Maiolo agiva con il nome in codice “Berlino”, mentre il suo autotrasportatore di fiducia, Francesco Carè, era per tutti “Jolly”. Nel novembre 2020, i due pianificano un carico da prelevare nel Lazio. Un soggetto ignoto scrive a Maiolo: «Vedete che sto aspettando che mi dicono se hanno scaricato l’erba a Civitavecchia». La risposta di "Berlino" è immediata: «Io aspetto che mi fate sapere così contatto l’autista». Poche ore dopo, il boss impartisce l’ordine definitivo al suo corriere: «Buongiorno compa – Per le 10 e 30 domani Civitavecchia – Scarico Pescara».

Il raggio d'azione della "holding" non si fermava a Civitavecchia. Nel dicembre 2020, gli inquirenti documentano il ritiro di 32 chili di marijuana nei pressi di Nettuno, destinazione Pescara. In questa fase entra in gioco un altro tassello dell'organigramma: Nicola Antonio Papaleo, alias “Monaco”. Le intercettazioni mostrano come Maiolo e Papaleo organizzassero non solo il movimento dello stupefacente, ma anche i flussi finanziari, come il recupero di ingenti somme di denaro da consegnare nell'area di Cinecittà, a Roma, a soggetti ancora non identificati. In un altro episodio chiave, ben 50 chili di marijuana vengono prelevati nella Capitale per essere stoccati in due depositi differenti nel pescarese, pronti per essere immessi sul mercato.

Il dettaglio inquietante 

C’è un dettaglio nell’ordinanza cautelare firmata dal Gip distrettuale di Catanzaro, Gilda Danila Romano, che delinea uno scenario ben più inquietante del semplice traffico di stupefacenti: la capacità del clan Maiolo di Acquaro di infiltrare gli apparati dello Stato. Secondo quanto ricostruito dalla DDA e dalla Guardia di Finanza, la cosca non si limitava a gestire rotte della droga, ma godeva di una "copertura" informativa privilegiata. Il giudice lo scrive nero su bianco: il gruppo criminale era «coadiuvato da informazioni ottenute da infedeli servitori dello Stato». Figure ancora nell'ombra che, tradendo il giuramento di fedeltà alle Istituzioni, avrebbero fornito al clan indicazioni precise sulla sussistenza di indagini, intercettazioni o imminenti operazioni delle Forze dell’Ordine.

Gli interrogatori di garanzia: la mappa dei reclusi

Domani, 27 marzo 2026 alle ore 11:00, presso l'aula F del Tribunale di Catanzaro, inizieranno gli interrogatori di garanzia. Data la dispersione degli indagati in dieci diverse carceri italiane, il Giudice ha autorizzato l'attivazione dei videocollegamenti.

Di seguito l'elenco dei principali indagati con il luogo di reclusione e i rispettivi legali:

  • CARÈ Francesco (51 anni): recluso presso la casa circondariale di Bologna. Difeso dall'Avv. Marco Bosio (Foro di Imperia).
  • FORTUNA Domenico (43 anni): recluso presso la casa circondariale di Nuoro. Difeso dall'Avv. Giuseppe Di Renzo (Foro di Vibo Valentia).
  • FUSCA Domenico (44 anni): recluso presso la casa circondariale di Santa Maria Capua Vetere. Difeso dagli Avv.ti Sergio Rotundo (Foro di Catanzaro) e Nicola Pistininzi (Foro di Vibo Valentia).
  • MAIOLO Angelo (42 anni): recluso presso la casa di reclusione di Milano Opera. Difeso dall'Avv. Sandro d'Agostino (Foro di Vibo Valentia).
  • MAIOLO Antonio (33 anni): recluso presso la casa circondariale di Vibo Valentia. Difeso dall'Avv. Giuseppe Orecchio (Foro di Vibo Valentia).
  • MAIOLO Carlo (55 anni): recluso presso la casa circondariale di Pescara. Difeso dall'Avv. Daniela De Sanctis (Foro di Pescara).
  • MAIOLO Francesco (42 anni): recluso presso la casa circondariale di Ancona. Difeso dall'Avv. Sandro D'Agostino (Foro di Vibo Valentia).
  • MAIOLO Giovanni (35 anni): recluso presso la casa circondariale di Pescara. Difeso dall'Avv. Sandro D'Agostino (Foro di Vibo Valentia).
  • MICI Dritan (51 anni): recluso presso la casa circondariale di Vasto. Difeso dall'Avv. Fiorenzo Cieri (Foro di Vasto).
  • PAPALEO Nicola Antonio (67 anni): recluso presso la casa circondariale di Pescara. Difeso dall'Avv. Giuliana De Nicola (Foro di Pescara).
  • PARISI Pietro (45 anni): sottoposto agli arresti domiciliari (già detenuto per altro titolo a Bollate). Difeso dall'Avv. Alessandro Bavaro (Foro di Reggio Calabria).
  • TERREMOTO Stefano (46 anni): recluso presso la casa circondariale di Torino. Difeso dall'Avv. Antonio Bernardo (Foro di Torino).
  • TREZZI Ciro (43 anni): recluso presso la casa circondariale di Pescara. Difeso dall'Avv. Fabio Abbruzzese (Foro di Pescara).