C’è un dettaglio nell’ordinanza cautelare firmata dal GIP distrettuale di Catanzaro, Gilda Danila Romano, che delinea uno scenario ben più inquietante del semplice traffico di stupefacenti: la capacità del clan Maiolo di Acquaro di infiltrare gli apparati dello Stato. Secondo quanto ricostruito dalla DDA e dalla Guardia di Finanza, la cosca non si limitava a gestire rotte della droga, ma godeva di una "copertura" informativa privilegiata.

Il giudice lo scrive nero su bianco: il gruppo criminale era «coadiuvato da informazioni ottenute da infedeli servitori dello Stato». Figure ancora nell'ombra che, tradendo il giuramento di fedeltà alle Istituzioni, avrebbero fornito al clan indicazioni precise sulla sussistenza di indagini, intercettazioni o imminenti operazioni delle Forze dell’Ordine. Un sistema di "alert" preventivi che ha permesso al sodalizio guidato da Angelo Maiolo di muoversi per lungo tempo sotto traccia, proteggendo carichi e latitanze. Questo inquinamento del perimetro istituzionale è stato uno dei motivi chiave che ha spinto il GIP a disporre la custodia cautelare in carcere: il rischio che queste "talpe" possano ancora favorire gli indagati o inquinare le prove è ritenuto attuale e concreto.

Nonostante il supporto degli infedeli, l'ingranaggio della Guardia di Finanza è riuscito a scardinare il sistema. Fondamentale è stata la decriptazione dei messaggi Sky ECC, attraverso i quali i Maiolo coordinavano corrieri e stoccaggi tra Calabria, Abruzzo e Piemonte. L'organizzazione funzionava come una multinazionale, con ruoli definiti e basi logistiche sicure, ma rimane tuttora aperta la caccia ai complici rimasti nell'anonimato e, soprattutto, ai terminali di quella rete di corruzione interna agli uffici giudiziari o alle forze di polizia.

Per i tredici indagati principali, la giornata di domani, 27 marzo 2026, segnerà il primo confronto con l'Autorità Giudiziaria. Gli interrogatori di garanzia si terranno alle ore 11:00 in videocollegamento dal Tribunale di Catanzaro con le carceri di tutta Italia:

  • Angelo Maiolo (42 anni): Casa di Reclusione di Milano Opera (Difeso dall'Avv. Sandro d’Agostino).
  • Carlo Maiolo (55 anni), Giovanni Maiolo (35 anni), Nicola Antonio Papaleo (67 anni) e Ciro Trezzi (43 anni): Casa Circondariale di Pescara (Difesi dagli Avv.ti Sandro d’Agostino, Daniela De Sanctis, Giuliana De Nicola e Fabio Abbruzzese).
  • Antonio Maiolo (33 anni): Casa Circondariale di Vibo Valentia (Difeso dall'Avv. Giuseppe Orecchio).
  • Francesco Maiolo (42 anni): Casa Circondariale di Ancona (Difeso dall'Avv. Sandro d’Agostino).
  • Francesco Carè (51 anni): Casa Circondariale di Bologna (Difeso dall'Avv. Marco Bosio).
  • Domenico Fortuna (43 anni): Casa Circondariale di Nuoro (Difeso dall'Avv. Giuseppe Di Renzo).
  • Domenico Fusca (44 anni): Casa Circondariale di Santa Maria Capua Vetere (Difeso dagli Avv.ti Sergio Rotundo e Nicola Pistininzi).
  • Stefano Terremoto (46 anni): Casa Circondariale di Torino (Difeso dall'Avv. Antonio Bernardo).
  • Dritan Mici (51 anni): Casa Circondariale di Vasto (Difeso dall'Avv. Fiorenzo Cieri).
  • Pietro Parisi (45 anni): Sottoposto agli arresti domiciliari (Difeso dall'Avv. Alessandro Bavaro).

L'inchiesta resta un cantiere aperto: mentre i legali preparano le difese, gli investigatori continuano a scavare per dare un nome e un volto a chi, dall'interno dello Stato, ha venduto la legge al miglior offerente.