In un’epoca in cui la scuola è chiamata a essere non solo luogo di istruzione, ma vero presidio di civiltà, il Liceo Classico "Michele Morelli" di Vibo Valentia ha firmato un’iniziativa di straordinario spessore educativo. Questa mattina, la cornice del Palamorelli si è trasformata in un agorà del pensiero libero per ospitare un ospite d'eccezione: il magistrato Nicola Gratteri.

L'evento, fortemente voluto dall'istituzione scolastica e organizzato da Maria Teresa Marzano, si è sviluppato attorno alla presentazione dell'ultimo lavoro editoriale firmato da Gratteri insieme ad Antonio Nicaso: "Come radici – Una storia sulle seconde possibilità" (Mondadori). L'evento non è stato una semplice presentazione libraria, ma un’occasione preziosa per i giovani del territorio di confrontarsi con una delle voci più autorevoli e coraggiose della lotta alla criminalità organizzata. Il cuore della mattinata è stato il dialogo tra il magistrato e la giornalista e scrittrice Paola Bottero, un confronto che promette di scavare nelle "radici" del vivere civile, analizzando la possibilità di scegliere percorsi di legalità anche in contesti complessi.

A dare il via ai lavori i saluti del dirigente scolastico, Raffaele Suppa, il quale ha ribadito con questa iniziativa la centralità del Liceo Morelli come polo culturale attivo nella formazione di cittadini consapevoli. Il titolo stesso dell'opera, incentrato sul tema delle "seconde possibilità", ha lanciato un messaggio di speranza potente: la cultura è l’unico strumento capace di fornire ai giovani la forza per recidere i legami con l'illegalità e costruire un futuro basato sul merito e sull'onestà.

Davanti alla platea di studenti del Liceo Classico di Vibo Valentia, il procuratore della Repubblica di Napoli ha messo da parte gli aneddoti per lasciare spazio a un’analisi cruda e strutturata della criminalità organizzata moderna. Un viaggio che parte dalle radici polverose della provincia vibonese per arrivare ai server criptati del dark web e ai locali di lusso del centro di Milano.

Secondo Gratteri, l’errore più grave è sottovalutare il "crimine di serie B". In una provincia come quella di Vibo, la convivenza tra arcaico e moderno è la forza della 'ndrangheta. «Trovate ancora il mafiosetto che vessa il contadino per il confine o chiede cento euro di pizzo», ha spiegato Gratteri. Sembra folklore, ma è il presagio del sangue: «Se non intervieni sull'estorsione minima, tra un anno ti trovi un omicidio». Poi - ha spiegato - c'è il potere accumulato in Calabria che si proietta fuori regione: locali d'élite gestiti da prestanome diventano salotti per calciatori, attori e politici. «Il titolare vende queste relazioni agli altri affiliati: "Sono amico di X, dell’imprenditore Z". Da qui nascono i debiti che diventano catene e le foto compromettenti».

L’analisi si è spostata poi sulla proiezione internazionale (Germania, Olanda) e sul salto tecnologico. La 'ndrangheta non è più quella delle lupare, ma quella dei codici informatici. «Cinque anni fa i cartelli sudamericani non volevano essere pagati in Bitcoin o Monero. Oggi hanno capito che la tracciabilità è quasi nulla. Sul piano tecnologico lo Stato è un po' indietro; si sta cercando di recuperare con corsi specifici, ma il vantaggio, per ora, ce l'hanno loro».

Il punto più dolente riguarda le nuove generazioni. Gratteri ha denunciato un abbassamento drastico dell'età criminale, con dodicenni che girano armati e uccidono. La camorra, in questo senso, ha creato un modello di "manovalanza usa e getta": costi bassi e rischi legali minimi. Durissimo il giudizio sulla gestione politica delle periferie come Scampia: «Costruiti colombai senza un cinema, un teatro o un ambulatorio. L'unica risposta seria è investire nell'istruzione e nel terzo settore. Tutto il resto è propaganda».

Nonostante il quadro a tinte fosche, Gratteri ha lanciato un messaggio di riscatto citando il suo ultimo libro, Come radici. Il protagonista, un mafioso "duro", riesce a cambiare. Non per una lezione morale, ma per l'amore verso una ragazza fragile. «Nulla è assolutamente predestinato», assicura il Procuratore ai ragazzi.

Infine, una riflessione personale sulla sua vita sotto scorta: «Non mi sono mai pentito. Mi spiace solo avere poco tempo per i giovani, ma le rinunce si superano se l'obiettivo finale è più importante della propria libertà personale».