'Ndrangheta, colpo di scena: la Cassazione annulla il reato associativo per vertice del clan (NOME)
Nuovo passaggio davanti ai giudici d’Appello dopo la decisione della Suprema Corte sul filone dell’inchiesta antimafia della Dda su un presunto traffico di droga
Colpo di scena in Cassazione nel procedimento nato dall’inchiesta “Crypto”, l’indagine coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Reggio Calabria su un presunto sistema di narcotraffico riconducibile a più gruppi operanti tra la Piana di Gioia Tauro e alcune aree della provincia di Cosenza.
La Suprema Corte ha disposto l’annullamento con rinvio della condanna per il reato associativo nei confronti di Roberto Porcaro, figura indicata dall’accusa come parte del sodalizio criminale al centro dell’inchiesta. Si tratta dell’unico punto della sentenza di secondo grado completamente rimesso in discussione dagli ermellini sul capo principale dell’imputazione.
La posizione di Porcaro tornerà ora al vaglio di una diversa sezione della Corte d’Appello di Reggio Calabria, chiamata a riesaminare il profilo giuridico indicato dalla Cassazione e a procedere a una eventuale rideterminazione della pena.
Nel procedimento è stato inoltre disposto l’annullamento con rinvio per la recidiva nei confronti di Gullace, mentre per altri imputati è venuta meno l’aggravante legata all’ingente quantità di stupefacenti, in linea con le conclusioni formulate dal procuratore generale.
Il processo “Crypto”, che aveva già attraversato un articolato doppio grado di giudizio, era partito da un’inchiesta della Dda reggina su un presunto sistema criminale dedito al traffico di droga, con epicentro nel gruppo Cacciola-Certo-Pronestì di Rosarno e ramificazioni anche nel territorio cosentino.
In appello i giudici avevano già rivisto in parte l’impianto accusatorio, escludendo la qualifica di promotori per alcuni imputati e ridimensionando il ruolo di diverse posizioni, con la conseguente rimodulazione di numerose condanne.
Ora la decisione della Cassazione riapre parzialmente il quadro giudiziario per una delle posizioni centrali del processo, mentre per le altre condanne il giudizio risulta definitivo, compresi i capi riguardanti il gruppo Suriano di Amantea.
