Difetti di notifica hanno reso necessario il rinvio dell'udienza che sarebbe dovuta iniziare oggi. Ma ad ottobre incombe la prescrizione

di GABRIELLA PASSARIELLO

Rischia di prescriversi il processo di appello a carico di Alessandra Sarlo, moglie dell’ex giudice Vincenzo Giglio sul banco degli imputati  corruzione in concorso in un atto contrario ai doveri di ufficio. Il processo che sarebbe dovuto iniziare oggi davanti ai giudici di secondo grado è slittato. Il rinvio è stato necessario per l’esistenza del difetto di notifica del processo di appello alla stessa imputata. Si ritornerà in aula il 21 settembre, ma i giudici dovranno decidere in fretta se confermare la condanna o ribaltare la sentenza di primo grado, prima del mese di ottobre per l'esattezza, altrimenti il reato si estingue per decorso dei termini. Dopo la sentenza di primo grado datata 22 dicembre 2015 in cui il Tribunale collegiale di Catanzaro ha sentenziato la condanna a due anni di carcere a carico di Alessandra Sarlo, la parola passa ai giudici della Corte di appello di Catanzaro, che dovranno riesaminare le ipotesi accusatorie, all’epoca dei fatti formulate dall’allora sostituto Gerardo Dominijanni, oggi procuratore aggiunto a Reggio Calabria e dal collega Domenico Guarascio e avvalorate in aula dal pubblico ministero Graziella Viscomi, secondo le quali l’ex giudice  si sarebbe avvalso dell’amicizia di Franco Morelli, all’epoca dei fatti consigliere regionale del Pdl,  pur di soddisfare le richieste della consorte, che voleva un incarico da dirigente operativo in Regione.

Le ipotesi accusatorie. Il procedimento catanzarese a carico della Sarlo rappresenta lo stralcio di una più vasta inchiesta della Direzione distrettuale antimafia di Milano contro i Valle Lampada, in cui Giglio e Morelli sono stati condannati con sentenza passata in giudicato. La Procura di Milano aveva ristretto il capo di imputazione all’Asp di Vibo, mentre l’Ufficio di Catanzaro,  è andata ben oltre, allargando le ipotesi di accusa: lo scambio corruttivo, avvenuto prima con sms poi con fax avrebbe avuto l’effetto di favorire la Sarlo che voleva essere distaccata dalla provincia reggina e ricoprire un incarico al consiglio regionale. La dirigente in concorso con Morelli e Giglio, quest’ultimo in veste di pubblico ufficiale, «violando i doveri di imparzialità, probità, indipendenza e nonché il dovere di riservatezza, compiva atti contrari ai doveri di ufficio». Giglio avrebbe trasmesso a Morelli «un fax attestante l’assenza di procedimenti penali  o indagini a suo carico» e in cambio Morelli avrebbe soddisfatto le aspirazioni lavorative della Sarlo, definita dalla pubblica accusa l’istigatrice, che compulsa, parla con Morelli, Giglio e  Fedele, vaglia le proposte lavorative che le vengono rivolte tanto da rifiutare quelle che  non le sono consone.

LEGGI QUI | Processo Sarlo, a marzo la parola passa ai giudici della Corte d'appello