LA STORIA | Da Vibo agli Stati Uniti per fare ricerca: “Noi calabresi siamo determinati” (VIDEO)

Una delle eccellenze vibonesi nel mondo: Luigi Giancotti, in un team di ricerca americano che ultimamente ha ricevuto 30 milioni di finanziamento. Ai giovani dice: “Uscite dalla comfort zone”

Vibo Valentia è in grado di sfornare eccellenze che rendono onore alla Calabria, e all’Italia, in tutto il mondo. È il caso ad esempio di Luigi Giancotti, 35 anni, ricercatore, nato e cresciuto nel capoluogo vibonese e che adesso si occupa di ricerca negli Stati Uniti d’America. E non per qualcosa di poco conto: “Il mio ambito – racconta in un’intervista a Zoom24 – è lo sviluppo e ricerca di nuovi farmaci che abbiano pochi effetti collaterali nel trattamento del dolore cronico“. Per rendere l’idea dell’importanza del suo lavoro, in fondo, basta un dato: uno degli ultimi finanziamenti ricevuti dal suo team ammonta a ben 30 milioni di euro.


La brillante carriera.
Lui è uno dei tanti “cervelli in fuga” che, per poter esprimere al meglio le proprie potenzialità, è stato costretto a lasciare Vibo e la Calabria. Un’infanzia passata per le strade vibonesi fino a quando, proprio per motivi di studio, inizia a fare le valigie e partire. Prima Messina (dove prenderà una laurea in Biologia), poi Roma (laurea in Biologia applicata alla ricerca biomedica) dove inizierà una brillante carriera di ricercatore, in primis tramite il dottorato in Farmacologia all’Università La Sapienza. Ci tornerà, in Calabria. Ma sarà una breve parentesi: una serie di borse di studio e assegni di ricerca lo porteranno anche l’Università di Catanzaro. A fare il resto saranno un’innata intelligenza, tanto impegno e la determinazione che contraddistingue chi ha il sangue calabrese nelle vene. A Roma viene notato dalla professoressa Daniela Salvemini – direttrice del Centro di neuroscienze alla Sant Louis University – che “mi ha offerto l’opportunità di proseguire la mia attività di ricerca negli Stati Uniti e, nel 2017, mi sono trasferito a Sant Louis, in Missouri“.


La famiglia che “è venuta con me”.
Da Vibo al Missouri. Dall’Europa all’America. Lo incontriamo in un momento in cui – dopo un anno e mezzo causa pandemia – è riuscito a tornare in Italia. La prima domanda per “Gino“, come lo chiamano gli amici, è inevitabile: quanto è stata dura doversi separare dalla propria famiglia? “Non è stato molto difficile – racconta – perchè la mia famiglia è venuta con me, nel senso che mia moglie è anche lei ricercatrice e lavora a Sant Louis“. Si tratta, tra l’altro, di un’altra eccellenza vibonese: la sua compagna di vita è infatti Milena Lauro (in foto, ndr), di Pizzo, che lavora anche lei all’importante ricerca americana. “Ovviamente però la mia famiglia di origine, i miei amici e tutti i miei cari – precisa Luigi – sono rimasti qui, quindi la lontananza si avverte. Soprattutto durante questo ultimo anno e mezzo in cui, a causa del Covid, ci sono state diverse restrizioni e non ho avuto l’opportunità di poter rientrare“.

Vaccini anti Covid, si o no?
Si parla di Coronavirus e non resistiamo. Abbiamo davanti un uomo di scienza, una persona che ha lasciato la sua terra e si alza ogni mattina per dare il suo contributo alla ricerca scientifica: vaccino contro il Covid, si o no?Assolutamente si. Abbiamo visto gli effetti del vaccino – ci spiega – sin da subito: dopo l’impennata di gennaio e febbraio (parlo per esperienza negli Stati Uniti) appena iniziata la campagna vaccinale i casi sono scesi totalmente, e soprattutto sono scese le morti e le ospedalizzazioni“.


“È quello che ho voluto fare da sempre”.
La Calabria, e anche l’Italia, non sono famose per l’attenzione che danno alla ricerca. Da qui un dubbio: pensi tu sia stato “costretto” a partire o, invece, avresti avuto anche le stesse opportunità anche qui? “Guarda non credo di essere stato costretto: la voglia di andar fuori, di conoscere, di imparare, è quello che ho voluto fare da sempre, da quando ho iniziato a studiare. Diciamo che, conoscendo la situazione della ricerca in Italia, le opportunità qui sono poche (non parlo solo della Calabria ma dell’Italia in generale). Possiamo dire che l’esperienza che ho voluto fare è diventata una sorta di percorso obbligatorio per poter proseguire nel mio campo“.

“Noi calabresi otteniamo quello che vogliamo”.
Sei nato e cresciuto nelle strade di Vibo, cosa ti porti dietro del tuo essere vibonese e calabrese? “Ti posso dire che noi calabresi, vibonesi, siamo testardi, quello che vogliamo ottenere lo otteniamo“. In una parola: determinati. “E questo – aggiunge – sicuramente mi ha aiutato, dall’inizio dei miei studi ma anche negli Stati Uniti, a combattere per quello che desidero e… a ottenerlo“. I calabresi nel mondo hanno una marcia in più, quindi. “Gli italiani sono ben considerati – evidenzia – in ambito lavorativo in generale ma anche nel mio campo: sono considerati tra i migliori perchè riescono a ‘ottimizzare’ e ad essere molto pratici in quello che fanno”.


Ai giovani: “Uscite dalla comfort zone”.
Che consiglio daresti a tutti i giovani che si trovano nella situazione di dover scegliere tra andare via o restare in questa terra, amata ma spesso povera di opportunità? “A loro mi sento di dire di studiare innanzitutto. Conoscere, essere curiosi. Viaggiare, confrontarsi con altre culture, uscire dalla cosiddetta ‘comfort zone’. Cercare di confrontarsi con gli altri, imparare il più possibile da chi ha più esperienza di noi, e soprattutto – sia qui che altrove – seguire le proprie aspirazioni“. Prima di salutarci c’è qualche aneddoto, che vuoi raccontare, che lega la Calabria all’America? “Stiamo cercando di insegnare agli americani il dialetto calabrese“. Azzardiamo: forse un’impresa più difficile della ricerca sulla farmacologia del dolore. Come sta andando? “Ci stiamo lavorando. Non è facile, però… iniziano a fare progressi (ride, ndr)”.