Gratteri e i Comuni sciolti: "Alcuni commissari fanno rimpiangere vecchi sindaci in odore di mafia"
"In questo periodo sono arrabbiato. Si stanno facendo ragionamenti un po' strani, si sta discutendo di cose che Riina con le sue bombe non è riuscito a fare. Discussione su certi temi, certe riforme. Con pacatezza, quasi con distacco, si sta parlando di certe riforme come quella sull'ergastolo, e questo mi preoccupa". Non usa mezzi termini il procuratore di Catanzaro Nicola Gratteri, presente ieri a Vibo Valentia per presentare il suo ultimo libro - scritto con Antonio Nicaso - "Non chiamateli eroi" (ne abbiamo parlato QUI). "Molti benpensanti - attacca Gratteri - si sono scandalizzati perchè Brusca dopo 25 anni è libero. Nessuno però ha aggiunto che, se dovessero passare certe riforme, anche persone che non hanno detto neanche un quarto della 'messa' potrebbero uscire dopo 25 anni. Senza neanche aver ammesso un reato. A me pare che da questo punto di vista stiamo galleggiando nell'ipocrisia".
"Noi potevamo evitare la morte di Paolo Borsellino, non abbiamo fatto tutto quello che potevamo. Quella di Falcone forse era imprevista, si pensava ormai che fosse semi in pensione rispetto alla prima linea, quando in realtà stava facendo un pezzo di riforme che servivano, che sono servite e che stiamo utilizzando. E che qualcuno ora sta cercando di smontare". Tutto questo accade, afferma Gratteri, "mentre 3/4 dei telegiornali sono impegnato con la fisarmonica di contagi": "Ormai da un anno e mezzo parliamo di Covid. Però nel mentre si sta discutendo, si stanno scrivendo bozze, ragionamenti, studi, sulle modifiche da apportare su quanto ha detto la Corte Costituzionale. Bisogna gridare, contestare, ognuno nel proprio ruolo, ma non accettare in modo supino quanto si sta facendo".
E come andrebbe riformata la giustizia, in realtà, Gratteri qualche idea ce l'ha già in mente. "Penso all'agenzia dei beni confiscati, che funziona poco e male. Sono tanti i beni che non si riescono a gestire". Ma non solo. "Avremmo bisogno anche di una normativa per lo scioglimento dei Comuni più adeguata alla realtà, ai bisogni, perché non è possibile che si metta un commissario a scavalco che ci va una volta a settimana, perché poi diamo un alibi e si ha nostalgia del vecchio sindaco in odor di mafia". Ma non sono certo le sole modifiche necessarie: "Bisognerebbe fare tante cose contemporaneamente. A causa del Covid sono due anni che non si fanno concorsi in magistratura - ha aggiunto il procuratore di Catanzaro - e noi avremo avremo dei buchi clamorosi di cui nessuno si sta preoccupando".
Prima di ogni cosa, però, bisogna "rivedere la geografia giudiziaria per lavorare a regime". In altre parole: prima si rende la macchina efficiente, e poi si fanno le rivoluzioni. "La geografia giudiziaria è la più difficile da fare. Ma Tribunali con poco personale non hanno senso di esistere, sono anti economici. Ormai anche in Calabria ci sono le strade, si può arrivare facilmente da un tribunale a un altro. In Sicilia ci sono 4 corti d'appello, come la Lombardia ma con meno abitanti. È necessario avere coraggio per fare queste modifiche, ma se dici una cosa simile il giorno dopo hai i titoli 'Il Governo vuole favorire Cosa nostra'".
Così come "è necessario accorpare i Tribunali di sorveglianza quando sono piccole unità". Insomma: "Una volta che è tutto a regime iniziamo a pensare alle riforme, ma bisogna avere la volontà di mettersi tutti in discussione. Tante piccole modifiche che messe insieme fanno la rivoluzione, ma per farlo bisogna essere liberi". "Se si vuole chiudere un tribunale si fanno le barricate, arrivano i sindaci con la fascia tricolore, si dice che bisogna difendere un 'baluardo di legalità' perché lì c'è la mafia. Ma non è vero, perché la Procura ordinaria non può occuparsi di mafia". Per cambiare la giustizia, quindi, è necessario essere liberi e concreti. E soprattutto stare lontani dall'ipocrisia.
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