Rinascita | Il film della 'ndrangheta vibonese tra Luigi Mancuso e Pittelli a "Presa diretta"
Una organizzazione criminale multinazionale. Non è solo cronaca giudiziaria, Rinascita Scott. Tremila carabinieri impegnati, 479 indagati, 334 arresti. Così "Presa diretta" definisce la più grande operazione contro le cosche. Così grande che si è dovuta costruire un'enorme aula bunker, di 2300 metri quadrati. "Centinaia di schermi, collegamenti con decine di carceri, testimonianze, domande dei giudici, arringhe di accusa e difesa".
Gratteri e l'anno zero. Tutto parte dall'arrivo a Catanzaro del procuratore della Repubblica Nicola Gratteri, nel 2016. Da quel momento, in Procura la ricreazione è finita. "Chiunque veniva in ufficio -dichiara a Presa diretta il capo della Dda - dove dire da dove veniva, dove andava e cosa voleva". Un modus operandi dettato dalla necessità di stanare il marcio che era anzitutto dentro gli uffici giudiziari, anzitutto. Così iniziarono i trasferimenti. "Ricordo che c'era una persona con un grado elevato che non era calabrese -ricorda Gratteri -ma voleva a tutti i costi restare in Calabria. Ho imposto il suo trasferimento. Infatti, è stato una grossa perdita...per i nemici della Procura". Erano gli stessi 'ndranghetisti a riconoscerlo: "Gratteri nci sta facendu u culu i sta manera". Non esita a spiegare la sua strategia il procuratore antimafia: "Prima di tutto siamo dovuti arrivare ad avere uffici puliti, con magistrati tutti onesti e perbene. Non avevo dubbi che il coraggio lo avrebbero trovato".
Dalla base di Limbadi. Il film sulla 'ndrangheta vibonese inizia dagli anni '80 e da Limbadi. Un piccolo centro del Vibonese, patria dei Mancuso, "dove don Ciccio Mancuso, nel 1983 era riuscito a farsi eleggere sindaco da latitante". Sarebbe stato necessario l'intervento del presidente Pertini per sciogliere il Comune per infiltrazioni mafiose, quando ancora non esisteva una legge ad hoc.
L'autobomba e la morte di Matteo Vinci. E a Limbadi "Presa diretta" non poteva non passare al setaccio la vicenda drammatica della morte di Matteo Vinci. Ucciso con un'autobomba nella sua auto nell'aprile 2018. "Matteo era biologo ed è rimasto vittima di un attentato i cui mandanti secondo la Procura sarebbero Rosaria Mancuso, il marito e le figlie, detti Mbrogghia". La madre Sara è una bracciante agricola, il padre, scampato miracolosamente ma ferito nell'agguato, un carrozziere. Con loro Riccardo Iacona percorre in lungo e in largo i terreni contesi dai Mancuso. Ma valgono così tanto? "Sì perchè si ricevono gli aiuti dallo stato". Per questo, "i Mancuso gestiscono da sempre la compravendita dei terreni". E chi li vuole deve andare a raccomandarsi da loro.
L'uomo del boss. Pasquale Gallone è "l'uomo della ambasciate al boss Mancuso. All'ufficio di Gallone si presentano imprenditori agricoli quando vogliono acquistare un terreno. Obiettivo? I contributi dello Stato". E' riconducibile a lui anche il matrimonio con gli sposi atterrati da un elicottero a Nicotera. Un matrimonio che costrinse l'allora sindaco Franco Pagano alle dimissioni.
L'avvocato dei Mancuso. Giancarlo Pittelli è uno dei principi del foro calabrese. Eletto tre volte parlamentare con FI, più volte membro commissione giustizia, avvocato di fama, noto ovunque, è finito dietro le sbarre proprio a seguito dell'inchiesta Rinascita. "La Procura di Catanzaro lo accusa - spiega Presa Diretta - lo accusa di aver fatto di tutto per aiutare i Mancuso e soprattutto Luigi Mancuso, il boss di Limbadi, interlocutore anche di Cosa Nostra e di Totò Riina al tempo in cui Riina attuò la strategia stragista nei confronti dello Stato. Non a caso la riunione in Calabria si tenne a Nicotera Marina".
Per i magistrati della Dda di Catanzaro, Pittelli è potentissimo: "Ha provato persino a conoscere in anticipo i verbali di Andrea Mantella, il pentito che ha offerto il contributo più importante per arrivare alla maxi-operazione del 19 dicembre 2019". Secondo il collaboratore Cosimo Virgiglio, "Pittelli fa parte di una loggia massonica deviata". Già la massoneria deviata, "una vera e propria svolta per la 'ndrangheta". Per lui erano due i numeri uno in Calabria: Giuseppe Piromalli e Luigi Mancuso che "quando mi vede mi bacia, mi abbraccia, mi accarezza". E se la figlia non riesce a superare gli esami, Pittelli -spiega Presa diretta -la raccomanda anche all'università. Di lui anche Giovanni Giamborino parla come di un uomo "sul tetto del mondo"
La massoneria deviata. "Quando negli anni '70 - spiega Nicola Gratteri - i mafiosi hanno deciso che lo stesso soggetto poteva far parte della 'ndrangheta e della massoneria deviata è stata per loro una svolta". Infatti, "lì si trovano i quadri della pubblica amministrazione e il potere. Scontrarsi con questi mondi è pericoloso. Mettiamo a repentaglio la nostra carriera e la nostra vita. Il gioco è pesante e serio. Non dimenticheranno e non perdoneranno l'aver osato avvicinarsi".
Presa diretta non risparmia niente e nessuno. Vittime e presunti colpevoli finiscono sullo scherma in rapida sequenza. Un'ora e mezza, poco meno, tutta d'un fiato. Dal gioielliere strozzato, "costretto a scappare perchè volevano il 10% al mese", a Carmine Zappia, il tabaccaio di Nicotera che ha avuto il coraggio di denunciare. Sotto la lente finiscono l'omicidio in spiaggia di Vibo Marina e la faida del Mesima. Sotto i riflettori finisce ovviamente Saverio Razionale, che voleva farsi sistemare da Pittelli il figlio medico al Gemelli di Roma, e la famiglia Soriano di Filandari, ma anche le potenti cosche delle Preserre, a cominciare dai Loielo.
Vittima innocente. C'è modo e tempo per ripercorrere l'omicidio di un ragazzo innocente e caduto per caso sotto i colpi della criminalità, il povero Filippo Ceravolo e la disperazione del padre Martino che continua a cercare giustizia. E dello "zio Luigi" parla così Giovanni Giamborino: "Lui è al tetto del mondo". E infatti, ancora c'è tanta paura sul territorio. Al di là dell'avvocato Giovanna Fronte e di Vittoria Sicari, in pochi sono pronti ad esporsi. E su 224 parti offese appena 46 si sono costituite in giudizio.
