Rinascita, il pentito: “Vibo epicentro della massoneria legale e deviata”

Nelle competizioni elettorali “i candidati massoni venivano appoggiati dai criminali”. E fa qualche esempio, da Vibo al sindaco di Briatico. E sull’ex parlamentare Pittelli…

“La città di Vibo Valentia è l’epicentro della massoneria sia legale che di quella cosiddetta deviata”. Ad affermarlo è Cosimo Virgiglio, 54 anni di Rosarno, in un verbale del 25 novembre 2016 – diventato parte integrante del maxi processo Rinascita Scott – di cui ha riferito nella giornata di ieri nell’esame in videocollegamento con l’aula bunker di Lamezia Terme. Nella trascrizione dell’interrogatorio, reso davanti ai magistrati della Dda di Catanzaro, Virgilio specifica che “le mie conoscenze si fermano al 2009, ovvero fino a quando non sono stato arrestato”.

L’entrata nella loggia di Vibo.
Il pentito racconta la sua storia, premettendo che “io ero un massone, maestro venerabile“. “Nella massoneria ero entrato a Messina, appena finita l’università, tra il 1990 e il 1993 – si legge nel verbale – all’interno del Goi (Grande Oriente d’Italia, ndr). Nello stesso periodo sono entrato a far parte del ‘Santo Sepolcro‘. Sono stato consacrato in quel periodo, nel 1997-98, all’interno della chiesa Sant’Anna del Vaticano. Mentre nel 2002 sono dovuto rientrare per forza nella massoneria riconosciuta, nella Gran loggia dei Garibaldini d’Italia a Vibo Valentia“.

Logge “regolari” e logge “coperte”.
Cosimo Virgiglio passa poi a fare una distinzione tra logge “regolari” e logge “coperte”. “Gli appartenenti alle logge regolari – spiega il collaboratore – erano tutti dei professionisti, avvocati, medici etc”. Mentre le logge coperte “erano formate da due filoni: il primo quello dei ‘sussurrati all’orecchio‘, persone che rivestivano delle cariche istituzionali e per questo non potevano essere inserite nelle liste segnalate dalla Prefettura; il secondo filone era quello dei ‘sacrati sulla spada‘, soggetti con precedenti penali di vario genere, compresi ‘ndranghestisti, ovvero i ‘rispettosi del Vangelo di Giovanni’, loro si reputano infatti Angeli di Dio”. Tra i “sacrati sulla spada” dei criminali di Vibo, aggiunge, “c’era sicuramente ‘zio Giovanni Mancuso‘ che faceva parte della massoneria di San Marino; c’era anche un certo La Rosa, bassino, che era titolare di un’imbarcazione che andava alle Eolie e anche di una discoteca”.

Pittelli “aveva una doppia appartenenza”.
Da questo momento il pentito inizia a fare nomi di politici che, a quanto afferma, avrebbero fatto parte della massoneria. Come “l’avvocato Pittelli” che “aveva una doppia appartenenza, una ‘pulita‘ con il Goi del distretto catanzarese, e poi una loggia coperta, ‘sussurrata’; lui aveva rapporti con quelli della loggia di Petrolo a Vibo”.

Il sindaco di Briatico, l’ex magistrato e le banche.
Nelle competizioni elettorali, poi, i candidati ‘massoni’ venivano appoggiati “dagli appartenenti segreti chiami ‘sacrati sulla spada’, ovvero criminali che facevano catalizzare su di loro i voti”. Qualche esempio? “Così è successo con un ragazzo, assistente all’università di Messina, divenuto sindaco di Briatico, credo che inizi con Ni… ora che mi viene ricordato credo sia proprio Niglia“. “Sono a conoscenza del fatto – afferma poi successivamente – che per l’elezione nel Vibonese di un ex magistrato, credo che si chiami Costa o Tucci, in quel caso tutti si mossero a suo favore per farlo eleggere, anche i ‘sacrati sulla spada’”. Con un riferimento finale anche alle banche: “So che la Banca di credito cooperativo di Maierato – ha detto il pentito – era un istituto di credito che, come la Banca di credito cooperativo del tirreno di San Ferdinando, era vicino alla criminalità organizzata”.