Don Graziano Maccarrone respinge le accuse: "Mai estorto denaro"
In merito alla notizia del rinvio a giudizio del segretario particolare del vescovo di Mileto, don Graziano Maccarrone, e del sacerdote don Nicola De Luca, a quali viene contestata l’accusa di tentata estorsione aggravata dal metodo mafioso, l'avvocato del primo, Fortunata Iannello ha inteso fare delle precisazioni che riportiamo integralmente.
“Nell’interesse di don Graziano Maccarone - segretario particolare del Vescovo di Mileto - con riferimento all’articolo pubblicato da “Zoom24”, in ordine al rinvio a giudizio disposto in data 21 gennaio 2021, dal gup di Catanzaro, per tentata estorsione mafiosa. Don Graziano Maccarone - scrive il legale - in udienza ha reso spontanee dichiarazioni, respingendo con forza le accuse di estorsione ed ha precisato di aver richiesto la restituzione della somma che aveva pagato al creditore di Roberto Mazzocca e della figlia Francesca per i debiti contratti e che non avrebbe mai pagato dei debiti di beni pignorati se avesse saputo che l’attività dei Mazzocca era cessata dall’anno 2010, per come risultava dal Registro dell’Impresa del Tribunale di Vibo Valentia, acquisita da questa difesa in sede di indagini difensive. Le scadenze per la restituzione del debito erano state fissate dal Mazzocca e lo stesso non le aveva mai rispettato. Dalla produzione documentale, sia di questa difesa che dalle registrazioni effettuate e prodotte dal Mazzocca, si evince che, lo stesso, aveva ricavato dalla vendita dei beni pignorati, la somma di euro 11.000,00, ancora prima di recarsi da Don Graziano per chiedere il prestito. Vendita che poteva essere effettuata dal solo creditore, in quanto il Mazzocca era stato costituito dal Tribunale di Vibo Valentia custode ed inoltre si è accertato che aveva ricevuto, nell’anno 2009, un finanziamento dalla Regione Calabria di euro 18.750,00. Il Mazzocca era nella piena disponibilità economica, sia di pagare il creditore originario e sia di restituire i soldi prestati da don Graziano Maccarone".
Durante il corso delle udienza sono state depositate delle memorie difensive e sulla scorta di questo una figlia di Roberto Mazzocca "non è stata ammessa come parte civile in quanto si era costituita parte civile in nome del padre, in qualità di legale rappresentate delle stessa. L’esclusione dalla costituzione è stata determinata dalla mancanza di qualsiasi decreto di interdizione, inabilitazione e/o amministratore di sostegno nei confronti della stessa. Sull’attendibilità o meno dei Mazzocca è sufficiente affermare che gli stessi dovevano essere più che testimoni parte offese, ma nell’elenco della Procura non sono presenti".
Con riferimento alla parentela con i Mancuso "è stata puntualmente smentita da don Graziano Maccarone la sera del 6 febbraio 2013 ore 18,27 e, tuttavia, dalle stesse dichiarazioni del Roberto Mazzocca, del 6 febbraio 2013, alle ore 9.05 emerge che, il Mazzocca, si era recato antecedentemente, all’incontro con don Graziano, dai capi bastone di ‘ndrangheta di Briatico… di Vibo ed era arrivato persino a quelli di Limbadi, quindi era ben cosciente dell’inesistenza della parentela. Sin dalla fase della chiusura delle indagine fino al rinvio a giudizio, oltre ai due sacerdoti, non sono emersi terzi soggetti imputati nel presente procedimento penale. Si rimane fiduciosi che durante il corso dell’attività dibattimentale viene fatta piana luce sull’innocenza di don Graziano Maccarone”.
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