‘Ndrangheta, il sodalizio per agevolare i latitanti in una cava di inerti

L’intensa attività di indagine risale al periodo compreso tra il mese di luglio 2017 ed il mese di dicembre 2018

Dodici persone in carcere, due ai domiciliari, sette indagate a piede libero. Questo l’esito dell’operazione Gear, condotta dai carabinieri su input della Dda di Reggio Calabria, che ha consentito di disarticolare un sodalizio che aveva stabilito la sua base nevralgica in una cava di inerti ubicata a Gioia Tauro, la cui finalità prioritaria era quella di agevolare la latitanza di pericolosi boss della ’ndrangheta sottrattisi, nel corso del tempo, ai relativi provvedimenti di cattura emessi dall’Autorità Giudiziaria.

Il blitz giunge all’esito di una complessa ed articolata attività d’indagine compiuta nel periodo compreso tra il mese di luglio 2017 ed il mese di dicembre 2018. La genesi delle operazioni investigative deve essere riportata agli esiti delle attività di polizia che avevano permesso ai militari di giungere alla cattura dei latitanti Antonino Pesce cl. ‘82 , Salvatore Etzi cl. ‘73 e Salvatore Palumbo cl. ‘80 .

In particolare, il monitoraggio di mogli, fidanzate, parenti e favoreggiatori dei latitanti consentiva di far emergere la centralità del sito di estrazione, ubicato in Contrada Pontevecchio di Gioia Tauro, che poi si rivelava essere un vero e proprio snodo delle attività delittuose gravitanti principalmente attorno alle figure dei cugini Girolamo Bruzzese cl. ‘83, Alessandro e Antonino Bruzzese, tutti tratti in arresto.

Il monitoraggio di questa cava permetteva ai Carabinieri di Gioia Tauro di catturare, il 14.04.2018, un quarto latitante, Vincenzo Di Marte, inserito nell’elenco dei latitanti pericolosi e ritenuto – dagli investigatori – un elemento di spicco della cosca di ‘ndrangheta Pesce, operante nel territorio di Rosarno, ed irreperibile dal mese di Giugno 2015, allorquando si sottraeva all’ordinanza di applicazione della misura della custodia cautelare in carcere, emessa dall’A.G. di Reggio Calabria. Misura relativa all’operazione “Santa Fè”, condotta dalla Guardia di Finanza di Catanzaro, per i reati di associazione per delinquere finalizzata al traffico internazionale delle sostanze stupefacenti con l’aggravante della transnazionalità e dell’aver agevolato la cosca di riferimento e quella degli “Alvaro” di Sinopoli; reati per i quali Di Marte era già stato condannato in primo grado alla pena della reclusione di 14 anni.

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