E' un contributo molto significativo quello che il collaboratore di giustizia Emanuele Mancuso sta fornendo agli inquirenti. Anche dagli atti della maxi-inchiesta "Rinascita Scott" emergono alcuni dettagli tutt'altro che trascurabili. Da non sottovalutare le dichiarazioni rese dal rampollo della famiglia mafiosa di Limbadi, a cavallo tra il 20 giugno 2018 e il 13 luglio di quello stesso anno. A proposito delle dichiarazioni del pentito di Gioia Tauro Arcabgelo (Lino) Furfaro, Mancuso ha riferito agli inquirenti che "la tariffa" stabilita dal collaboratore di giustizia per "cambiare" le proprie deposizioni sarebbe stata di cinetocinquantamila euro a testa. Se anche la deposizione "da rivedere" fosse stata più di una, la cifra non sarebbe cambiata.




Mancuso, inoltre, tira fuori la figura del dottor Agostino Redi, dentista coinvolto nel blitz dello scorso 19 dicembre, individuandolo come soggetto "vicinissimo al capo dei capi ovvero a suo zio Luigi Mancuso del quale avrebbe favorito la latitanza "consentendogli di dimorare in una villetta di sua proprietà tra Nicotera e Joppolo. Secondo Emanuele Mancuso, "Redi avrebbe fatto da tramite la famiglia Mancuso e la sorella del pentito Lino Furfaro". Lo stesso Redi avrebbe riferito "di aver appreso da una sorella di Furfaro che il collaboratore chiedeva la somma di 150mila euro per soggetto per cambiare la propria deposizione nei processi. In sostanza Redi - ci informava - racconta - di tale opportunità, chiedendo che i pagamenti avvenissero per denaro contante".

Ma i Mancuso non avrebbero mai preso seriamente in considerazione tale eventualità. E' lo stesso Emanuele Mancuso a riferirlo: "La mia famiglia - spiega - non accettava perchè nessuno si fidava che questa notizia potesse andare a buon fine. Eppure Furfaro, riferisce il pentito Emanuele Mancuso, "doveva fare delle dichiarazioni contro mio fratello Giuseppe Salvatore e Dominic Signoretta. Redi mi riferì che per tramite della sorella voleva 150mila euro a persona al fine di non rendere dichiarazioni o ritrattare quelle già rese. Nessuno della mia famiglia accettò poichè non avevano paura delle dichiarazioni di Furfaro".

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