C'è anche l'ex sindaco di Torre Ruggiero tra i nomi delle 29 persone indagate nell'ambito dell'inchiesta "Orthrus" contro le cosche di 'ndrangheta dei Chiefari e degli Iozzo. Si tratta dell'avvocato Giuseppe Pitaro, 55 anni, nato a Torre Ruggiero ma residente a Catanzaro. Nei suoi confronti la Procura antimafia di Catanzaro aveva chiesto la custodia cautelare in carcere ma la richiesta è stato rigettata dal gip. Pitaro, che ha ricoperto il ruolo di primo cittadino dal 2006 al 2015, risulta indagato per concorso esterno in associazione mafiosa.

Le accuse di Gratteri. "Abbiamo chiesto la custodia cautelare in carcere - dichiara Gratteri a margine della conferenza stampa - che non è stata data. Stiamo leggendo le motivazioni del gip e sicuramente fare appello su questa decisione. A noi risulta che è stata chiusa in una cassaforte del Comune un'interdittiva antimafia. E non può restare chiusa un'interdittiva. Durante un comizio - svela il procuratore capo della Dda di Catanzaro - per la campagna elettorale sul palco a fianco del sindaco c'era il capomafia. Conosciamo la gestualita' della mafia, sappiamo che la mafia non fa nulla a caso e quando sta in un posto non lo fa a caso ma fa una scelta di campo, ne consegue che il capo mafia sta partecipando alla campagna elettorale per un candidato sindaco che poi diventa sindaco. Questo non ha rilevanza penale? Non e' importante? E' solo folklore o e' un comportamento di mafia?". Gratteri ha poi aggiunto: "Non demorderemo ma insisteremo su questo filone mafia-pubblica amministrazione, perche' per noi i reati che riguardano la pubblica amministrazione aggravati da vincoli mafiosi e concorsi esterni non sono assolutamente meno gravi rispetto ai reati fine di mafia perche' senza questi non sarebbe possibile avere una 'ndrangheta cosi' forte".


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La difesa dell'ex sindaco. Appresa la notizia, il diretto interessato si è così difeso respingendo ogni accusa: “Ho svolto le funzioni di sindaco del Comune di Torre di Ruggiero dal 2006 al 2015 fronteggiando - ha dichiarato - le varie problematiche di un piccolo borgo dell’entroterra calabrese nel pieno rispetto del principio di legalità. Apprendo ora, con profondo dispiacere, che nell’inchiesta denominata “Orthrus” compare il mio nome, ma, al contempo, mi compiaccio che il gip, dopo avere esaminato la mia posizione, abbia accertato e riconosciuto la mia totale estraneità ai fatti oggetto dell’indagine. Negli anni in cui ho svolto la funzione di sindaco, ho profuso il mio impegno per dare una mano ad una comunità angustiata da tante criticità vecchie e nuove e l’ho fatto attenendomi scrupolosamente alle prerogative in capo all’organo politico e senza mai travalicarle, cosi come ha accertato il gip nel suo provvedimento. La mia biografia, assolutamente specchiata, mi porta ad apprezzare le iniziative giudiziarie di contrasto al fenomeno criminale, pur segnalando, tuttavia, l’esigenza costituzionale che siano esaminate con il dovuto rigore le singole posizioni processuali al fine di non scalfire la dignità di persone anni luce distanti da illegalità e comportamenti ripugnanti”.

I NOMI DI TUTTI GLI INDAGATI COINVOLTI NELL’INCHIESTA (Clicca qui)

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