Chiesa di Piedigrotta di Pizzo, la Cassazione rigetta l’ultimo ricorso. Nessun altro esborso per il Comune

La vicenda riguarda una procedura di esproprio di un immobile di proprietà della famiglia Balotta sul quale insiste la chiesa, monumento di altissimo valore artistico e storico

La prima sezione civile della Corte di Cassazione mette la parola fine sul lungo e tortuoso iter giudiziario relativo al valore della Chiesa di Piedigrotta di Pizzo e alla liquidazione dell’indennità spettante alla signora Teresa Balotta, madre dell’ex sindaco Fernando Nicotra. I giudice della Suprema Corte (presidente Francesco Tirelli e relatore Clotilde Parise) hanno infatti rigettato il ricorso presentato dalla famiglia Balotta e nei fatti si tratta di una vittoria per il Comune di Pizzo che aveva resistito in giudizio attraverso gli avvocati Raimondo Garcea e Giuseppe Sardanelli.

La vicenda riguarda una procedura di esproprio di un immobile di proprietà della famiglia Balotta sul quale insiste la Chiesa di Santa Maria di Piedigrotta, ritenuto un monumento di altissimo valore artistico e storico. Inizialmente, la signora Balotta aveva donato la chiesa al Comune di Pizzo che però non aveva prodotto alcun atto per recepire la donazione. Nel 2008, una prima sentenza obbligò il Comune a pagare. Contestualmente, un’ulteriore pratica giudiziaria fissava a due milioni di euro il valore del terreno e della chiesetta. Successivamente, durante la gestione commissariale e l’attuale amministrazione targata Callipo, altre sentenze avevano fissato l’importo dovuto dal Comune alla famiglia Balotta in 930mila euro. E questa cifra il Comune ha pagato. Nel febbraio del 2013 la Corte d’Appello aveva determinato in circa 84mila euro l’indennità per l’occupazione legittima spettante alla donna e dovuta dal Comune di Pizzo. Contro questa sentenza la famiglia dell’ex sindaco Nicotra ha quindi deciso di presentare ricorso per la rivisitazione del valore attribuito lamentando una serie di erroneità ma la Cassazione lo ha rigettato.