Processo al clan Mancuso, a diciannove anni dal blitz arriva il verdetto definitivo: cinque condanne

Si chiude definitivamente il processo “Genesi” che ha visto imputati esponenti di spicco del clan Mancuso, Galati e Prostamo di Mileto, Soriano di Filandari, Morfei di Dinami

Diciannove anni. Tanto ci è voluto per arrivare a una sentenza definitiva. Il verdetto della Cassazione chiude dopo quasi due decenni uno dei processi più lunghi e travagliati della storia giudiziaria vibonese che ha visto imputati esponenti di spicco dei clan Mancuso di Limbadi, Galati e Prostamo di Mileto, Soriano di Filandari, Morfei di Dinami. A diciannove anni dall’operazione denominata in codice “Genesi” nella serata di martedì è arrivato il verdetto finale.

Il verdetto. La suprema Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili quasi tutti i ricorsi presentati dai legali di fiducia di Diego Mancuso (avvocati Francesco Schimio, Giuseppe Renda e Valerio Spigarelli), Francesco Mancuso, alias “Tabacco” (avv. Giuseppe Di Renzo, Guido Contestabile e Schimio), Nazzareno Prostamo (avv. Piero Chiodo), Nicola Zungri (avv. Francesco Collia) e Giuseppe Santaguida (avv. Antonio Foti). Solo per Pantaleone Mancuso detto “L’ingegnere” (avv. Mario Santabrogio e Mario Bagnato) è stato deciso un nuovo processo in corte d’Appello, a Catanzaro.
Restano quindi confermate le condanne d’Appello per associazione mafiosa a 6 anni di reclusione a testa per due dei tre fratelli Mancuso e per Giuseppe Santaguida, di Sant’Onofrio. Tredici anni, invece, la condanna per Nazzareno Prostamo, di San Giovanni di Mileto, ritenuto esponente di primo piano dell’omonimo clan. In Appello era stato invece assolto Giovanni Mancuso, zio degli altri tre Mancuso imputati. Sentenza di non doversi procedere per morte del reo era stata poi dichiarata per Michele Tavella di San Giovanni di Mileto.

L’inchiesta. L’operazione “Genesi” era scattata nell’agosto del 2000 ed in primo gradi gli imputati erano 42 con la pubblica accusa – all’epoca rappresentata dall’allora procuratore della Dda di Catanzaro Giuseppe Borrelli e dal pm Simona Rossi – che avevano chiesto complessivamente 379 anni di reclusione. Il Tribunale di Vibo Valentia condanno’ solo 11 imputati, mandandone assolti 31. Assoluzioni non appellate dalla Procura distrettuale di Catanzaro. La Cassazione ha ora posto la parola fine a 19 anni di distanza dagli arresti.