“Salari taglieggiati ed estorsione ai dipendenti”, chiesto il processo per l’imprenditore agricolo Alberto Statti

Gli inquirenti contestano una serie di estorsioni commesse ai danni di 14 dipendenti della società cooperativa dal lui stesso amministrata che avrebbero fruttato circa 400mila euro

Salari taglieggiati e dipendenti sottoposti ad estorsione. Il  procuratore della Repubblica di Lamezia Salvatore Curcio ha per questo motivo richiesto il rinvio a giudizio di Alberto Statti, imputato per il reato di estorsione a danno di 14 suoi dipendenti.

L’operazione “Spartaco”. L’inchiesta che ha condotto alla richiesta di rinvio a giudizio di Statti è scaturita da una fitta rete di indagini svolte dal Nucleo mobile del Gruppo  della Guardia di finanza di Lamezia Terme,  guidato dal ten. col. Fabio Bianco, poi sostituito dal ten. col. Clemente Crisci. La Procura lametina  contesta  all’imprenditore agricolo una serie di estorsioni commesse in un lasso temporale ampio a danno di 14 dipendenti della società cooperativa dallo stesso amministrata.




Taglieggiati. Le attività delittuose messe in atto dall’imprenditore avrebbero fruttato oltre 400.000 euro solo negli ultimi anni. Secondo il dossier realizzato dalla Guardia di finanza, infatti, i dipendenti dell’azienda avrebbero iniziato a subire taglieggiamenti sul loro salario già  dalla fine degli anni 90, momento in cui Alberto Statti ha sostituito il padre in azienda.  I fatti contestati, però, sono riferiti solo agli ultimi anni. Dall’analisi effettuata dagli inquirenti, in via generale, sul sistema del “taglieggiamento” praticato dagli imprenditori a danno dei loro dipendenti, emergerebbe che gli imprenditori senza scrupoli farebbero leva sulla gravissima condizione in cui versa il mondo dei salariati, per costringerli ad accettare condizioni di lavoro e retributive non conformi ai contratti di lavoro.

Calabria nel mirino. La condizione di crisi economica, il tasso di disoccupazione sempre più alto e la disperata ricerca di un posto di lavoro spesso divengono armi impari utilizzate dal datore di lavoro disonesto che, dietro a minacce di svariato genere porta i lavoratori ad accettare salari e stipendi più bassi di quelli previsti dalle normative vigenti, rispetto alle prestazioni effettuate. Gli inquirenti, inoltre, nei loro atti evidenziano come il fenomeno delle estorsioni poste in essere dai datori di lavoro, in un territorio come quello calabrese, viene sottaciuto.

Paura e omertà. Sempre secondo le fiamme gialle, il fenomeno analizzato, sarebbe così diffuso che per un operaio di Lamezia Terme, rivendicare legittimamente i propri diritti, potrebbe significare rinunciare a future occasioni di lavoro dipendente presso aziende private, perché un altro imprenditore sarebbe restio ad assumere dipendenti che creano “problemi” ad altri titolari di aziende. Un concatenarsi di violenza che non farebbe null’altro che produrre omertà e scarsa fiducia nei cittadini.

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