L’Affruntata nel Vibonese, un rito secolare che si rinnova tra storia, presagi e leggenda

A Vibo trae le sue origini nel 1700, periodo in cui fratelli Rubino, realizzano sia le statue in legno policromo delle Vare che quella del Gesù Risorto

di MICHELE LA ROCCA

L’Affruntata, il momento più atteso della Pasqua in molti centri del Vibonese, anche quest’anno è arrivata al momento della sua celebrazione. A Vibo Valentia si attende ormai da secoli con fede e presagio il momento in cui avverrà lo “sbilamentu”, la caduta del velo nero indossato dalla Madonna per il lutto, che lascia il posto ad uno splendido vestito azzurro. Ciò avviene nel momento in cui la Madonna scorge il figlio risorto, che avanza verso di lei accompagnato da San Giovanni. Una cattiva riuscita potrebbe preludere ad eventi negativi per la comunità o per il mondo. Si narra, infatti, che nel 1940 il velo della Madonna non cadde e successivamente l’Italia entrò in guerra.

Alle origini dell’Affruntata. Ma come è nata questa tradizione religiosa, questa rappresentazione da Vangelo Apocrifo, che ripercorre per la memoria popolare il momento della Resurrezione di Gesù. Come tutte le sacre rappresentazioni forse anche l’Affruntata vibonese ha origini medievali. L’antropologo Vito Teti scrive: “Non è facile determinare con precisione l’origine e la diffusione dell’«Affruntata» ma, con ogni probabilità essa si collega alle sacre rappresentazioni quattro-cinquecentesche, si afferma nel corso del Seicento, dopo la Controriforma, per influsso degli spagnoli e per iniziativa dei Gesuiti, innestandosi su arcaiche concezioni e precedenti ritualità popolari.”

Rito secolare. In effetti, documenti storici che parlano della processione come oggi la conosciamo, non esistono. Neanche presso l’Arciconfraternita del Rosario, che pure la organizza ogni anno ormai da secoli. Quanti secoli? Con ogni probabilità, l’Affruntata è legata alla stessa fondazione della Arciconfraternita del Rosario e San Giovanni Battista, istituita per volere di Ettore Pignatelli, duca di Monteleone e vicerè di Sicilia, forse già nel 1543, al momento della costruzione del convento domenicano, oggi Valentianum, secondo altre fonti nel 1571. Quindi, l’Affruntata rientrerebbe nei riti celebrati già nel seicento. Come detto mancano documenti scritti ed anche altri elementi su cui poggiare una tesi del genere.

Un pò di storia. Nell’ottocento una bella descrizione è fatta dal periodico l’Avvenire Vibonese, che ne parla come di un rito ormai consolidato nel tempo. Con molta probabilità, l’Affruntata trae le sue origini nel 1700, periodo in cui Domenico e Ludovico Rubino, fratelli del più famoso pittore Giulio Rubino, realizzano sia le statue in legno policromo delle Vare che quella del Gesù Risorto. Potremmo azzardare il primo decennio di quel secolo, e potremmo anche azzardare che le due processioni abbiano avuto inizio in contemporanea. E’ una tesi condivisa anche da mons. Filippo Ramondino, attuale rettore della Arciconfraternita.
In ogni caso, la mancanza di documenti fa rimanere nel campo delle ipotesi. Risalire alla nascita di questo importante momento sacro rimane difficile, ma oggi l’Affruntata potrebbe benissimo celebrare la ricorrenza almeno dei trecento anni!
In attesa che prima o poi venga fuori qualche antica carta, alziamo gli occhi, guardiamo Gesù e Maria corrersi incontro sul corso Vittorio Emanuele, fino al rito liberatorio della svelamento, del trionfo della Vita e della speranza. In attimi come questi, la storia conta poco.