Operazione "Chaos", i lavori sull'autostrada e quelle perizie "falsate" per ridurre le spese
Così gli indagati avrebbero bypassato il concreto rischio idrogeologico nell'area del fiume Mesima per massimizzare i profitti. Il ruolo dell'imprenditore Cavalleri
Dalle carte dell'ordinanza che oggi ha portato nell’ambito dell’operazione "Chaos" a nove arresti emerge una gestione a dir poco disinvolta sulla macro opera, dietro la regia di Gregorio Cavalleri che poteva contare ad ogni livello su una rete di appoggi tali da consentirgli di ottenere il massimo profitto con spese ridotte al minimo. Era lui a dare direttive e gli ordini ai dipendenti aziendali su un’opera dove il computo dei lavori non veniva effettuato o veniva redatto parzialmente e con gravi difformità. Come? Con una contabilità infedele dove risultavano duplicazione dei costi, risparmi di spese, ricavi occultati, mancanza di rilievi penali, fasulle compensazioni di penali Anas con correlate falsificazioni di certificati. Ma c’è di più. Pur di ultimare quei lavori al minimo delle spese, gli indagati avrebbero bypassato il concreto rischio idrogeologico in una porzione del tratto interessato dai lavori e nell’area del fiume Mesima sottoposta al vincolo Pai (documentazione di valutazione e prevenzione eventi naturali quali il rischio di frana e alluvione).
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Le perizie ignorate. Le consulenze redatte parlavano chiaro: nel viadotto Mesima “persistono attraversamenti provvisori esondabili che in assenza di adeguate protezione delle sponde, determinano esondazione nell’area golenale in concomitanza di eventi atmosferici importanti. Si delinea il rischio concreto di esondazione del fiume Mesima, di tutte le strade interpoderali e di cantiere in prossimità dell’opera autostradale”. Nonostante tutto si sarebbe proceduto a scavare e a demolire delle strutture del viadotto autostradale preesistente, “determinando l’eliminazione per un tratto considerevole del preesistente argine sinistro del fiume Mesima". La demolizione del vecchio sottopasso autostradale e delle relative spalle, unitamente - si legge nella consulenza - alla riduzione dell’argine preesistente, ha determinato la principale condizione di rischio. Di questa situazione Cavalleri ne era perfettamente a conoscenza, tantè che aveva incaricato l’ingegnere Pasinetti a predisporre lo studio idraulico. Pasinetti poi aveva illustrato che il rischio non sarebbe stato preventivato nè nella progettazione originaria del 1999 nè in quella del 2008. Non si sarebbe tenuto conto della conformazione del fiume Mesima cambiata nel corso degli ultimi quindici anni.
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La parola d'ordine: ridurre le spese. Un modus operandi, che il gip firmatario dell’ordinanza ha definito scellerato e che risulta evidente nelle conversazioni auto accusatorie intercorse tra il direttore di cantiere Campanella e il consulente esterno della società Pasinetti. Loro erano perfettamente consapevoli delle modifiche peggiorative che si stavano arbitrariamente apportando in fase esecutiva del progetto, così come il coinvolgimento in tali operazioni del Rup nella persona dell’ingegnere Cutrupi e del direttore dei Lavori dell’Anas ingegnere Fiordaliso protesi ad assicurarsi il non rallentamento dei lavori. Un articolato meccanismo fraudolento, che su indicazione di Cavalleri, aveva lo scopo di variare le opere con l’impiego di minor quantità di materiali e con invariata imputazione dei costi alla Stazione appaltante. La parola d’ordine era far figurare falsamente maggiori forniture oppure prestazioni mai effettuate computandone ovviamente i costi secondo una contabilità infedele gestita dal geometra Marcello Ranalli per ottenere indebiti pagamenti dall’Anas: “poi sei mi fa girare i coglioni ci sono le doppie pesate che ha fatto alla cava, ho tutto conservato e la proprio le mani “tracchete”, perché poi la cosa più bella in tutto questo e che contabilità di tutte queste cose non l’ho fatta né io né Leporini, l’ha sempre fatta Ranalli, li ha dichiarati Ranalli, non Paolo Campanella”.
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L'intercettazione. In una telefonata Campanella informa Pisani che in contabilità sono stati riportati costi relativi alla campionatura e alle analisi del materiale da rilevato per 474mila euro, in realtà mai avvenuti o effettuati parzialmente: “Noi teniamo 474mila euro in contabilità per la gestione delle terre. Cioè tutta la parte relativa alle campionature, che dovevano essere fatte ad un certo punto, due anni, a dicembre di due anni fa, lui si è bloccato con i laboratori e non ha più pagato nessuno. I laboratori avevano fatto attività, i certificati non ce li hanno mai rilasciati, noi abbiamo chiuso il rilevato alla cava non ci siamo più andati, nonostante tutto ci siamo prodigati di far luce dei campioni successivi e sono rimasti morti lì, mo tu dimmi a distanza di due anni come gli andiamo a dire a questi che devono pagare questi 474mila euro che non ci sono più campioni di rilevato? Io gli faccio male, ma gli faccio male”.
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