Le accuse contestate sono di associazione a delinquere di stampo mafioso, intestazione fittizia di beni e truffa. Sequestrato il consorzio Copam di Varapodio

I carabinieri del Ros hanno eseguito un'ordinanza di custodia cautelare in carcere emssa dal gip del Tribunale di Reggio Calabria nei confronti di 12 presunti affiliati alla cosca Piromalli di Gioia Tauro, indagati per associazione di tipo mafioso, concorso esterno in associazione mafiosa, intestazione fittizia di beni, truffa ed altri reati aggravati dalle finalità mafiose.


Il blitz. L'intervento, coordinato dalla Procura distrettuale antimafia, segue a meno di un mese il fermo di 33 persone appartenenti al sodalizio di Gioia Tauro prevedendo in quest'ulteriore fase anche il sequestro del consorzio Copam di Varapodio, costituito da oltre 40 aziende e cooperative agricole operanti nella Piana di Gioia Tauro, nella Sicilia Orientale e nel Basso Lazio. Investigazioni, in particolare, hanno documentato il livello di infiltrazione dei Piromalli nel locale tessuto economico con particolare riferimento al settore agroalimentare grazie alla complicità di imprenditori ritenuti collusi. Tra i destinatari del provvedimento gli anziani boss Giuseppe e Antonio Piromalli, considerati da molti anni al vertice dell'omonima cosca. 

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Il decreto di sequestro preventivo. Al centro dell'inchiesta il noto consorzio Copam di Varapodio, costituito da oltre 40 aziende e cooperative agricole operanti nella piana di Gioia Tauro, nella Sicilia orientale e nel basso Lazio. Contestualmente all'ordinanza di custodia cautelare, è stato infatti emesso anche un decreto di sequestro preventivo di beni per un valore di circa 50 milioni di euro. I provvedimenti sono stati eseguiti dai carabinieri del Ros al termine di un'articolata manovra investigativa. Il consorzio è attivo nel commercio dei prodotti ortofrutticoli ed in particolare nel settore agrumario dei kiwi e delle pesche, con un fatturato di oltre 20 milioni di euro. Sotto sequestro anche la società Sgf fratelli Careri srl, con sede legale a Milano e stabilimento a San Ferdinando attiva nella produzione e nel commercio dell'olio di oliva.

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Il Copam di Varapodio. Nella distribuzione dei prodotti ortofrutticoli è invece emerso come la cosca avesse infiltrato il consorzio Copam di Varapodio, costituito da numerose cooperative calabresi e siciliane. Secondo gli inquirenti i Piromalli avrebbero sfruttato la notevole capacità di approvvigionamento di prodotti agrumicoli “disponendone sul piano gestionale e commerciale, grazie al ruolo di Rocco Scarpari, semplice dipendente ma, di fatto, vero dominus della cooperativa, in quanto referente della cosca gioiese”. Il sodalizio sarebbero così stato in grado di alimentare sia la grande distribuzione del nord-est italiano che il mercato rumeno. Dalle indagini del Ros è emerso come Antonio Piromalli, anche tramite il socio Alessandro Pronesti, ingerisse nella gestione della Copam, sovrintendendo in prima persona a tutta la filiera commerciale di fornitura dei prodotti agrumicoli - stabilendo tempi, quantitativi e prezzi delle merci da esportare - curando i rapporti con le aziende e intervenendo anche nella gestione del personale dipendente del consorzio.