'Ndrangheta: catturato nel Vibonese il latitante Giuseppe Alvaro di Sinopoli
Era ricercato dal 2007 e coinvolto in inchieste della Dda di Reggio Calabria. E' ritenuto elemento di spicco dell'omonimo clan. Operazione della polizia a Monterosso
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La Squadra Mobile di Vibo Valentia, guidata da Marco De Bartolis, e la Squadra Mobile di Reggio Calabria, diretta da Francesco Rattà, con la collaborazione dei poliziotti del Commissariato di Polistena, hanno catturato nel Vibonese il latitante Giuseppe Alvaro, 34 anni, detto "Peppazzo", dell'omonimo clan di Sinopoli (Rc). Era latitante dal 2007 per associazione mafiosa ed altri reati contestati dalla Dda di Reggio Calabria nell'ambito di alcune operazioni antimafia.

L'arresto è avvenuto dopo un inseguimento della polizia in una zona delle Preserre vibonesi. Il clan Alvaro è ritenuto fra i potenti dell'intera 'ndrangheta. Una vera "dinastia" mafiosa - con diramazioni anche in Australia - non seconda a nessuna cosca di 'ndrangheta e con un ruolo di primissimo piano in tutte le dinamiche dell'intera organizzazione criminale calabrese.

Nel tentare la fuga ed evitare la cattura, Giuseppe Alvaro si è procurato delle ferite agli arti inferiori (frattura scomposta della caviglia) ed è stato trasferito in ambulanza al Pronto Soccorso dell'ospedale di Vibo Valentia dove si trova piantonato da agenti della Questura. L'operazione di ricerca è stata condotta alle ore 3.00 della notte nella vasta zona di Monterosso Calabro, comune del Vibonese.

Era il latitante più longevo della Piana di Gioia Tauro, essendo colpito da un'ordinanza di custodia cautelare in carcere, emessa dal gip di Reggio Calabria nell’ambito dell’operazione “Virus”. E' accusato di aver fatto parte della ‘ndrina Alvaro (detti "Carni i cani"), svolgendo funzioni di tramite tra il capocosca Carmine Alvaro e gli altri associati. Avrebbe poi gestito, anche con funzioni decisionali, il riciclaggio di valuta estera tra la Calabria, Roma, Milano, Torino ed i Paesi dell’est Europa; Avrebbe anche mantenuto contatti con soggetti appartenenti ad altre ‘ndrine, finalizzati in particolare alla cessione di armi.
Il ricercato è stato catturato all’esito di prolungati servizi di osservazione svolti in un’ampia zona rurale di Monterosso Calabro. Al momento dell’irruzione eseguita in un frantoio, Alvaro avrebbe cercato di scappare lanciandosi da una finestra, ma poco dopo è stato raggiunto dalla polizia che l'ha bloccato.

Il provvedimento restrittivo compendia i risultati acquisiti durante l’attività investigativa che aveva svolto la Squadra Mobile di Reggio Calabria per la cattura di Carmine Alvaro, 63 anni, padre di Giuseppe,rimasto latitante dal 9 giugno 2003 al 18 luglio 2005, condannato dalla Corte di Appello di Reggio Calabria, con sentenza del 18 novembre 2002, per associazione mafiosa, quale promotore, organizzatore e capo dell’omonima famiglia mafiosa.
In tale contesto sarebbe emerso un ruolo di assoluto rilievo anche di Giuseooe Alvaro nell’organigramma della cosca. I vari accoliti non avrebbero esitato ad eseguire immediatamente le sue direttive anche perchè provenienti dal figlio del boss.
Giuseppe Alvaro annovera precedenti penali e di polizia per associazione mafiosa, ricettazione, furto, rapina, truffa, riciclaggio, violazioni della legge sulle armi, favoreggiamento personale. Nell'aprile del 2010 è stato condannato ad 8 anni di carcere.
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