Regge solo parzialmente il processo con rito ordinario nato dall'operazione antimafia "Lybra". Cade l'associazione mafiosa. Due le prescrizioni

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La seconda sezione della Corte d'Appello di Catanzaro, presieduta dal giudice Giancarlo Bianchi (consiglieri Anna Maria Saullo e Gianfranco Grillone) ha riformato la sentenza emessa dal Tribunale collegiale di Vibo Valentia il 6 maggio 2015 relativo al processo nato dall’operazione “Libra” contro il clan Tripodi di Vibo Marina e Porto Salvo.

operazione Libra

Francesco Comerci, 41 anni, di Nicotera (Vv), ritenuto il "braccio-destro" del presunto boss Nicola Tripodi, è stato assolto dall'accusa di associazione mafiosa e da due episodi di usura. Esclusa l'aggravante della modalità mafiose, Comerci passa così dalla condanna a 9 anni rimediata in primo grado, alla pena di 3 anni e 6 mesi di reclusione. Comerci era difeso dagli avvocati Antonio Porcelli e Salvatore Staiano.

Escluse le aggravanti mafiose anche per Roberto La Gamba (difeso dall'avvocato Francesco Muzzopappa), 30 anni di Vibo Marina, che passa dalla condanna a 2 anni e 6 mesi del primo grado ai 2 anni e 5mila euro di multa dell'appello.

tribunale toga aula

Confermata la condanna a 5 anni di reclusione del primo grado di giudizio nei confronti di Daniele Marturano, 43 anni, di Vibo Marina, difeso dall'avvocato Giuseppe Bagnato e Domenico Anania.

Escluse le aggravanti mafiose, la Corte d'Appello ha quindi dichiarato il non doversi procedere per intervenuta prescrizione nei confronti di Cristian Sicari, 31 anni, di Porto Salvo (difeso dall'avvocato Vincenzo Gennaro e Pierpaolo Emanuele). In primo grado Sicari era stato condannato a 4 anni di reclusione.

Escluse le aggravanti mafiose, i giudici di secondo grado hanno poi dichiarato la prescrizione anche per Giovanni Aracri, 46 anni, di Vibo Marina (avvocato Luigi Giancotti) che in primo grado era stato condannato a 3 anni.

Op. Libra

Confermata l'assoluzione per Raffaele Acanfora, 48 anni, di Vibo Marina (avvocato Mario Bagnato). Per lui erano stati chiesti 7 anni di reclusione in appello. Conferma dell'assoluzione anche per Antonio Chiarella, 47 anni, di Cessaniti (difeso dagli avvocati Enzo Gennaro e Giuseppe Altieri). Il sostituto procuratore generale aveva chiesto per Chiarella 9 anni di reclusione così come in primo grado la Dda di Catanzaro.

Caduta l'associazione mafiosa e le aggravanti dell'articolo 7 della legga antimafia, la Corte d'Appello di Catanzaro ha quindi revocato le statuizioni civili di condanna nei confronti del Comune di Vibo e della Provincia di Vibo. Entrambi gli enti si erano costituiti in giudizio quali parti civili.

Le statuizioni civili di condanna sono state invece confermate per Francesco Comerci e Daniele Marturano nei confronti dell'imprtenditore Franco Famigliolo. A Francesco Comerci, infine, i giudici hanno restituito le quote di partecipazione societaria inteestate allo stesso ed alla moglie e già poste sotto sequestro.

Associazione mafiosa, intestazione fittizia di beni, usura, frode nelle pubbliche forniture ed estorsione i reati, a vario titolo, contestati dalla Dda di Catanzaro. Nel mirino del clan, che avrebbe esteso i suoi affari anche a Roma ed in Lombardia, ci sarebbero stati pure i lavori del post alluvione del 2006 a Vibo Marina. L’operazione “Libra” era scattata nel maggio 2013 ed altri imputati del clan sono già stati condannati in altro processo celebrato con rito abbreviato. Il processo con rito abbreviato ha invece avuto esito diverso resistendo in tale caso l'associazione mafiosa anche al giudizio della Corte d'Appello. (g.b.)

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