La prossima settimana il gip distrettuale raccoglierà la versione dei politici finiti agli arresti domiciliari. Subito dopo gli interrogatori di garanzia dei presunti malandrini

Prima gli interrogatori dei politici. Poi gli altri arrestati. Inizieranno la prossima settimana gli interrogatori di garanzia e non già - così come ipotizzato subito dopo il deflagrare dell’inchiesta - nelle ore immediatamente successive alla notifica dei provvedimenti di custodia cautelare. Subito dopo le festività pasquali, gli esponenti politici finiti agli arresti domiciliari nell’ambito dell’operazione denominata “The System”, condotta dagli uomini del maggiore Michele Borrelli (capo del Nucleo investigativo dell’Arma) sotto ilcoordinamento dei magistrati antimafia Vincenzo Luberto e Pierpaolo Bruni, verranno ascoltati dal gip distrettuale di Catanzaro, Carlo Saverio Ferraro. Avranno così la possibilità di difendersi e fornire la loro  versione dei fatti rispetto alle contestazioni che gli vengono mosse. Su tutte, il concorso esterno in associazione mafiosa ed il voto di scambio. In particolare, i politici finiti agli arresti domiciliari e che dovranno essere sentiti dal gip distrettuale sono: Sandro Principe, Umberto Bernaudo, Pietro Ruffolo, Giuseppe Gagliardi e Rosario Mirabelli.

Sandro Principe

Principe rinuncia ai suoi incarichi nel Pd. Tutti, ormai pienamente consapevoli delle accuse mosse dalla Dda, avranno la possibilità di fornire delucidazioni e chiarimenti così come anticipato proprio ieri dallo stesso Sandro Principe per tramite del suo legale Franco Sammarco. Sandro Principe, che ieri stesso ha rassegnato tutti i suoi incarichi nell’ambito del Partito democratico, resta l’uomo al centro della vicenda giudiziaria soprattutto per il ruolo ricoperto nell’ambito della vita pubblica e amministrativa non soltanto di Rende ma dell’intera Calabria. L’ex sottosegretario e sindaco della città, nei mesi scorsi, era già stato chiamato dalla Dda per un interrogatorio alla luce delle prime risultanze investigative dalle quali stavano emergendo profili di responsabilità in relazione alle accuse poi contestate dai pm antimafia. In quella sede, però, aveva minimizzato rapporto e conoscenze “a rischio”, le stesse che oggi gli vengono invece contestate nell’ambito di presunti patti elettorali e scambi di favori mirati al mantenimento del potere politico e amministrativo. Allo stesso modo, gli altri indagati avranno la possibilità di spiegare al giudice per le indagini preliminari tutta la serie di contestazioni che la Dda muove loro.

rosario mirabelli

Poi tocca agli altri arrestati. Ultimata la prima fase di interrogatori di garanzia, si procederà con i presunti esponenti della cosca di 'ndrangheta Lanzino-Ruà. La programmazione degli interrogatori non è al momento semplicissima anche perché alcuni indagati risultano ristretti in regime di 41 bis e pertanto si dovrà procedere per rogatoria agli interrogatori ad opera dei gip dei diversi territori degli istituti penitenziari nei quali si trovano reclusi. A questo troncone di interrogatori verranno sottoposti in particolare Adolfo D’Ambrosio, Michele Di Puppo, Francesco Patitucci e Umberto Di Puppo. A parte è la posizione di Marco Paolo Lento indicato quale semplice tramite, e in qualche misura garante, del patto scellerato che la Dda contesta all’ex consigliere regionale Rosario Mirabelli (in foto sopra), accusato di avere promesso posti di lavoro nei call center in cambio di voti alle elezioni regionali dagli uomini del clan e dai loro sodali. (ppcam – [email protected])

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