'Ndrangheta, maxi-sequestro al clan Iannazzo: l'elenco dei beni sequestrati (FOTO)
Oltre al centro commerciale "Due mari", ci sono anche ipermercati e un supermercati. I sequestri eseguiti in quattro province: Catanzaro, Vibo, Cosenza e Reggio Calabria
Nome in codice “Nettuno”. E' il titolo identificativo dell'operazione messa a segno all'alba di oggi dal Nucleo di Polizia tributaria della Guardia di finanza di Catanzaro sotto il coordinamento della Direzione distrettuale antimafia. Un blitz che colpisce al "cuore" gli interessi del clan Iannazzo di Sambiase, ritenuto dagli inquirenti tra i più potenti della provincia catanzarese e non solo. Un clan storico e che da decenni domina le dinamiche criminali dell'area di Lamezia Terme.

Sequestri in quattro province. Circa 200 i finanzieri impegnati in un'intensa attività di polizia giudiziaria culminata con un maxi-sequestro di beni mobili ed immobili pari a 500 milioni di euro. Sotto chiave è quindi finito un ingente patrimonio composto da beni mobili, immobili, quote societarie, disponibilità finanziarie e da complessi aziendali riconducibili a diverse società. Il provvedimento di sequestro preventivo ha interessato anche beni ubicati nelle province di Reggio Calabria, Cosenza e Vibo Valentia. Disposti accertamenti economico-patrimoniali nei confronti di 65 persone fisiche e 44 persone giuridiche che hanno permesso di giungere al sequestro di beni mobili (automezzi, rapporti bancari, quote societarie), immobili (appezzamenti di terreni, appartamenti, fabbricati) e di complessi aziendali relativi ad attività commerciali in diversi settori economici (calzature, costruzioni, commercio e autoveicoli) nella disponibilità di personaggi verticistici del clan Iannazzo.

L'elenco. Il valore complessivo dei beni sequestrati, stimabile in 500 milioni di euro, è costituito da rapporti bancari, 53 appezzamenti di terreno nelle province di Catanzaro e Vicenza, 25 complessi aziendali dislocati nel territorio calabrese tra Catanzaro, Vibo e Reggio Calabria, 17 operanti nel settore della grande distribuzione alimentare, 27 autoveicoli e motocicli, 21 quote societarie. In particolare, il gip di Catanzaro ha disposto, oltre al sequestro del Centro Commerciale "Due Mari" di Maida, anche il sequestro dell'ipermercato "Midwai S.r.l." sito a Lamezia in contrada Spanò, e il supermercato "La Nuova Nave S.r.l.", con sede a Lamezia Terme in via F. Colelli, nel parco commerciale Atlantico, ad Amantea (Cs) e Decollatura (Cz). Sequestrato pure per il "Peda Calabria Srl" con sede a Fuscaldo (Cs), i supermercati "Duep" di Reggio Calabria, Maierato (Vv) e Catanzaro, i supermercati "Perri Srl" di Cosenza e la Ap Calzature & accessori di Lamezia, sito in via Basilio Sposato ( ex via Savutano),e tre supermercati del gruppo “Perri srl” a Cosenza. A Lamezia è stato poi sequestrato l’ “Ega discount srl”.
I soggetti destinatari dei sequestri sono: Vincenzino Iannazzo, 62 anni, di Sambiase, detto "U Moretto", Pietro Iannazzo, 40 anni, Francesco Iannazzo, 61 anni, di Sambiase, Antonio Davoli, 50 anni, di Sambiase, Giovannino Iannazzo, Adriano Sesto, 42 anni, di Lamezia Terme, Antonio Provenzano, 57 anni, di Lamezia Terme, Franco Perri, 48 anni, di Lamezia.

Le vicende dei Perri e la guerra di mafia fra i clan di Lamezia. Per indebolire il gruppo guidato dall'imprenditore Antonio Perri che aveva realizzato il centro commerciale "Due Mari" nel territorio "controllato" dal clan Iannazzo, la cosca rivale dei Torcasio uccisero nel marzo 2003 l'imprenditore Antonio Perri, freddato all'età di 71 anni. Scoppiata così la "guerra di mafia" fra i due clan, a rimetterci sono stati anche Antonio e Vincenzo Torcasio, ritenuti elementi di vertice del clan. A tali due omicidi, ad avviso degli investigatori, è seguita la trafugazione della bara di Antonio Perri dal cimitero con la successiva richiesta di 150 mila euro per riportarla indietro. La bara venne poi ritrovata dalla polizia il 21 marzo 2008 sulla strada che conduce al centro commerciale "Due mari". Francesco Perri, figlio del defunto Antonio, avrebbe quindi rinsaldato il proprio legame con il clan Iannazzo finendo nel maggio scorso nell'inchiesta antimafia denominata "Andromeda".
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