Dalla relazione della Dna la conferma ufficiale sull'esistenza di attività investigative contro la politica che si accorda con i clan della malavita bruzia

di PIER PAOLO CAMBARERI 

Secondo quanto accertato dalla Dna (leggi QUI la prima parte), al momento, non esiterebbe a Cosenza una cosca di riferimento che assuma a sé gli oneri della guida. Il motivo sarebbe determinato dall’assenza dei capi storici, quasi tutti detenuti. Però, qualche segnale investigativo interessante si coglierebbe «dalla scarcerazione di Mario Pranno, storico elemento di vertice della cosca di ‘ndrangheta Lanzino/Ruà della quale, a suo tempo, aveva già assunto, per la detenzione di Ettore Lanzino, le funzioni di reggente».

Ettore LanzinoIl capoluogo Nel capoluogo, nel suo hinterland e nella zona centrale della provincia, è stata accertata la presenza di più cosche di ‘ndrangheta, dedite in prevalenza alle estorsioni, alla gestione del traffico di sostanze stupefacenti e delle armi, nonché all’usura e alle rapine. L’associazione dei gruppi storici sarebbe capeggiata da Lanzino (foto) e Patitucci e annovera tra le sue fila – ribadisce la Dna – elementi di spicco quali “Walter Gianluca Marisco, Mario Gatto, Rinaldo Gentile, Gianfranco Bruni, i fratelli Chirillo di Paterno Calabro e i fratelli Di Puppo (tutti ex appartenenti alla cosca “Pino-Sena”)”. Di particolare rilievo, un passaggio inedito contenuto nella relazione della Dna quando si fa riferimento ai protagonisti della malandrineria bruzia. E cioè il seguente: «Alcune attività d’indagine attuali riguardano le attività imprenditoriali di soggetti, ritenuti contigui a personaggi, anche di “vertice”, delle cosche di ‘ndrangheta attive nel cosentino – che hanno ricevuto appalti o sub-appalti di opere pubbliche». Un dato che induce a ritenere l’esistenza di attività investigative in corso che potrebbero presto condurre a sviluppi inimmaginabili laddove venisse dimostrata l’appartenenza o la contiguità stretta alle cosche cittadine di imprenditori assai in vista.

Maurizio rangoI Rango-Zingari e… la politica. Sulla conformazione della cosca, a Cosenza e dintorni, è tutto assai noto: le recenti operazioni antimafia hanno disarticolato letteralmente il sodalizio che stava tentando di prendersi la città. I nomi ricorrenti nella relazione della Dna sono noti: Maurizio Rango (foto), Ettore Sottile, Daniele e Carlo Lamanna, Adolfo Foggetti, Franco Bruzzese e via discorrendo. Il passaggio interessante riguarda invece la confederazione realizzata con i Lanzino Ruà e soprattutto la conferma dell’esistenza di una attività investigativa che andrà a coinvolgere molto probabilmente la politica che conta. Lo stesso Franco Roberti lo mette nero su bianco: «Sempre con riferimento alla cosca di ‘ndrangheta “Rango/Zingari”, ma prima di questa anche a quella “Bruni”, “assorbita” dalla prima, sono in corso attività investigative finalizzate a riscontrare cointeressenze dell’associazione con apparati politico/amministrativi che avrebbero condotto la struttura criminale ad impegnarsi, in occasione di competizioni elettorali, a favore di determinati candidati ottenendo – di conseguenza - vantaggi illeciti, quali posti di lavoro o elargizione di somme di denaro».

Franco BruzzeseC’è poco da aggiungere se non che gli aspetti centrali di queste valutazioni della Dna derivano dalle cantate di Adolfo Foggetti alle quali ormai stanno andando ad aggiungersi le potenziali conferme di Franco Bruzzese (foto), il capo del cartello criminale degli Zingari. Quando Roberti fa riferimento all’inchiesta sulla politica, ancora non ha contezza dell’imminente pentimento di Bruzzese. Su questo filone, dunque, è assai probabile che presto vi saranno novità che potrebbero andare a confermare, o smentire, definitivamente ciò che Foggetti ha dichiarato (il supporto ad alcuni candidati nel corso delle passate elezioni amministrative ma anche alle regionali).

Domenico CiceroGli indipendenti e la droga Notevole interesse riveste inoltre l’analisi del fenomeno criminale per quanto attiene la storica “famiglia” dei Perna-Cicero. Secondo la Dna è ancora capeggiata da Franco Perna e Domenico Cicero (foto), ma non è federata alle altre. «La cosca è stata colpita nell’ambito del procedimento “Anaconda”, che ha consentito di accertare giudizialmente la sussistenza di questa organizzazione mafiosa ed ha permesso di limitarne, in maniera significativa, l’operatività. Tale gruppo criminale, di fatto, appare estraneo al “patto” siglato dalle cosche attive in Cosenza, tanto che allo stesso, così come evidenziato da recenti collaboratori di giustizia e dalle risultanze investigative in atto, è stato consentito di operare (unicamente) nel settore dello spaccio di sostanze stupefacenti». (2. continua)

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