I destinatari dei provvedimenti sono agli appartenenti alle "famiglie" De Stefano, Franco, Rosmini, Serraino e Araniti. Sequestrati beni per circa 10 milioni di euro

Operazione della polizia di Reggio Calabria nei confronti delle cosche operanti in città: 19 le ordinanze  eseguite, di cui 11 in carcere e 6 agli arresti domiciliari. Due sono invece gli indagati sottoposti all'obbligo di dimora. Destinatari dei provvedimenti, sono agli appartenenti alle famiglie De Stefano, Franco, Rosmini, Serraino e Araniti.

Le accuse. I reati contestati vanno dall'associazione mafiosa, al concorso esterno in associazione mafiosa, estorsione, detenzione e porto di materiale esplosivo, intestazione fittizia di beni e rivelazione del segreto d'ufficio. Eseguite anche numerose perquisizioni.

Sequestri. La Polizia ha eseguito anche numerosi sequestri di esercizi commerciali ritenuti in mano alla 'ndrangheta. Nel corso dell'operazione è stato sequestrato anche il bar "Villa Arangea" (ritenuto riconducibile ai Nicolò), una stazione di servizio per l’erogazione di carburante (la Esso di via Enotria all'altezza dell'ingresso dell'autostrada), una concessionaria di autovetture in Largo della Libertà, il bar "Ritrovo della Libertà" ed esercizi commerciali per la distribuzione di prodotti ittici surgelati.

Gli esponenti delle cosche di Reggio Calabria avrebbero costituito e gestito, direttamente o per interposta persona, una serie di attività economiche operanti in diversi settori imprenditoriali, attribuendone la titolarità formale a terzi persone per eludere i controlli delle forze dell'ordine e le disposizioni di legge in materia di misure di prevenzione. Il valore stimato delle aziende e degli altri beni sequestrati è di dieci complessivi milioni di euro.

Il pm della Dda reggina Roberto Di Palma

Sistema Reggio. L'operazione, denominata "Sistema Reggio", colpisce capi, gregari e soggetti vicini alle cosche aderenti al cartello "Condelliano" ovvero il "cartello criminale guidato dai Condello di Archi, unite nella spartizione dei guadagni delle estorsioni nei confronti di commercianti ed operatori economici di Reggio Calabria. L'inchiesta conferma che le cosche della 'ndrangheta esercitano sistematicamente anche il potere di regolamentazione dell'accesso al lavoro privato. I clan fanno assumere negli esercizi commerciali dipendenti graditi alle organizzazioni criminali ed esercitano la potestà di regolamentazione dell'esercizio del commercio, autorizzando o meno l'apertura di esercizi commerciali nei quartieri che controllano.

Roberto Franco

L'inchiesta è coordinata dai pm della Dda di Reggio Calabria, Roberto Di Palma e Rosario Ferracane.

Fra gli arrestati ci sono Roberto Franco, 56 anni, Domenico Stillitano, 54 anni, e Mario Stillitano, 50 anni. Il clan Franco farebbe parte del cartello della cosca De Stefano, mentre gli Stillitano sarebbero alleati ai clan Rosmini e Condello. Sia i Franco che gli Stillitano avrebbero operato nel quartiere Santa Caterina di Reggio Calabria.

Il defunto boss Paolo De Stefano

Fra gli arrestati anche l'avvocato Giorgio De Stefano e Dimitri De Stefano, quest'ultimo figlio del defunto boss Paolo De Stefano ucciso nel 1985 dal clan rivale dei Condello nel corso della seconda "guerra di mafia".

Secondo gli inquirenti, Carmelo Salvatore Nucera per avviare il bar preso in affitto dalla famiglia dei Nicolò (che lo avevano acquistato dai Malavenda) avrebbe dovuto chiedere l’autorizzazione prima ai De Stefano, rappresentati a Santa Caterina da Franco Roberto, il quale aveva dato il suo assenso, e poi ai fratelli Domenico e Mario Stillitano (fedeli ai Condello),  che invece si sarebbero opposti  all’apertura del nuovo locale.

Per superare il "veto" degli Stillitano, Carmelo Nucera si sarebbe rivolto ai vertici dei De Stefano e dei Condello, vale a dire Giorgio De Stefano e, attraverso la mediazione degli Araniti, ai Condello.

Marra Cutrupi

Arrestata anche Maria Angela Marra Cutrupi, 52 anni, impiegata a tempo determinato e con mansioni  esecutive, all’ufficio Gip del Tribunale di Reggio Calabria. La donna è accusata di aver informato alcuni indagati di un’inchiesta nei loro confronti. Rivelazione ed utilizzazione di segreti di ufficio, con l'aggravante di aver agevolato la 'ndrangheta, l'accusa mossa alla donna.  Arrestato anche il marito della Cutrupi, Domenico Nucera, a cui la donna avrebbe rivelato  informazioni coperte da segreto ed apprese negli uffici giudiziari. Domenico Nucera avrebbe trasferito le informazioni riferitigli dalla moglie, al proprio fratello Carmelo Salvatore Nucera.

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Giorgio De Stefano

Dimitri De Stefano