'Ndrangheta a Reggio Calabria: ecco i nomi degli arrestati e le accuse
Colpiti i clan De Stefano, Franco, Rosmini, Serraino e Araniti. L'inchiesta denominata "Sistema Reggio" è stata coordinata dalla Dda e condotta sul "campo" dalla Squadra Mobile
Colpiti da ordinanza di custodia in carcere nell'ambito dell'operazione "Sistema Reggio" sono: l'avvocato Giorgio De Stefano, 68 anni, già condannato per concorso esterno in associazione mafiosa in un altro processo. Nell'inchiesta odierna, Giorgio De Stefano risponde del reato di associazione mafiosa. Ordinanza di custodia in carcere anche per Antonino Aranti, 38 anni, e Giovanni Sebastiano Modafferi, 39 anni, ritenuti elementi del clan Araniti di Sambatello alleato al clan Condello di Archi; Roberto Franco, 56 anni, ritenuto al vertice dell'omonimo clan operante nel quartiere di Santa Caterina ed alleato al clan De Stefano; Domenico Stillitano, 54 anni, e il fratello Mario Vincenzo Stillitano, 50 anni, ritenuti esponenti di vertice dell'omonima "famiglia" alleata ai Condello;

Dimitri De Stefano, 43 anni, figlio del defunto boss dei boss Paolo De Stefano, ucciso il 13 ottobre del 1985 all'età di 42 anni dal clan rivale de Condello; Antonino Nicolò di 64 anni, drtto "Pasticcino", ritenuto elemento di spicco del clan Serraino che è da sempre alleato ai Condello. Raggiunto dall'ordinanza di arresto in carcere anche: Salvatore Gioè, 47 anni, di Reggio Calabria;
Agli arresti domiciliari sono finiti: Maria Angela Marra Cutrupi, 52 anni, impiegata all'ufficio Gip del Tribunale di Reggio Calabria; Domenico Nucera, 71 anni, di Reggio Calabria, marito della Cutrupi; Giuseppe Smeriglio, 52 anni, di Reggio Calabria; Angela Minniti, 45 anni, di Reggio Calabria; Saveria Saccà, 47 anni, di Reggio; Alessandro Nicolò, 31 anni, di Reggio Calabria, figlio di Antonino Nicolò.

I reati contestati vanno dall’associazione mafiosa, al concorso esterno in associazione mafiosa, estorsione, detenzione e porto di materiale esplosivo, intestazione fittizia di beni e rivelazione del segreto d’ufficio.
L’inchiesta conferma che le cosche della ‘ndrangheta esercitano sistematicamente anche il potere di regolamentazione dell’accesso al lavoro privato. I clan fanno assumere negli esercizi commerciali dipendenti graditi alle organizzazioni criminali ed esercitano la potestà di regolamentazione dell’esercizio del commercio, autorizzando o meno l’apertura di esercizi commerciali nei quartieri che controllano.

Per concorso esterno in associazione mafiosa sono stati invece tratti in arresto Carmelo Salvatore Nucera, 57 anni, e Giovanni Carlo Remo, 58 anni, entrambi di Reggio Calabria. I due avrebbero rafforzato i clan del quartiere "Santa Caterina" assicurandosi la protezione della ‘ndrangheta per aprire il bar il “Ritrovo Libertà”, nuova denominazione dell’ex bar Malavenda, intestato a Nucera e gestito da quest’ultimo in società di fatto con Remo. Sarebbe stato così riconosciuto alla ‘ndrangheta il potere di regolamentazione” dell’accesso al lavoro privato con l'assunzione di dipendenti "graditi" alle cosche.

Secondo gli inquirenti, Carmelo Salvatore Nucera per avviare il bar preso in affitto dalla famiglia dei Nicolò (che lo avevano acquistato dai Malavenda) avrebbe dovuto chiedere l’autorizzazione prima ai De Stefano, rappresentati a Santa Caterina da Franco Roberto, il quale aveva dato il suo assenso, e poi ai fratelli Domenico e Mario Stillitano (fedeli ai Condello), che invece si sarebbero opposti all’apertura del nuovo locale.
Per superare il "veto" degli Stillitano, Carmelo Nucera si sarebbe rivolto ai vertici dei De Stefano e dei Condello, vale a dire Giorgio De Stefano e, attraverso la mediazione degli Araniti, ai Condello.

La presunta "talpa" in Tribunale. Arrestata (arresti domiciliari) Maria Angela Marra Cutrupi, 52 anni, impiegata a tempo determinato e con mansioni esecutive, all’ufficio Gip del Tribunale di Reggio Calabria. La donna è accusata di aver informato alcuni indagati di un’inchiesta nei loro confronti. Rivelazione ed utilizzazione di segreti di ufficio, con l'aggravante di aver agevolato la 'ndrangheta, l'accusa mossa alla donna. Arrestato (domiciliari) anche il marito della Cutrupi, Domenico Nucera, a cui la donna avrebbe rivelato informazioni coperte da segreto ed apprese negli uffici giudiziari. Domenico Nucera avrebbe trasferito le informazioni riferitigli dalla moglie, al proprio fratello Carmelo Salvatore Nucera.

L'avvocato Giorgio De Stefano è primo cugino dei defunti fratelli Paolo, Giorgio e Giovanni De Stefano, nonchè cugino del boss Orazio De Stefano, fratello dei primi tre. Giorgio De Stefano, già coinvolto nell'inchiesta "Olimpia" del 1995 ( 3 anni e 6 mesi la condanna per concorso esterno in associazione mafiosa), alle elezioni comunali di Reggio Calabria del 1980 è stato eletto consigliere comunale (il secondo di tutti gli eletti) nelle file della Democrazia Cristiana. Dimitri De Stefano, figlio del defunto boss Paolo De Stefano, è anche fratello di Giuseppe De Stefano, quest'ultimo ritenuto attualmente al vertice dell'omonimo clan insieme allo zio Orazio.

L’operazione “Sistema Reggio” trae origine da un grave attentato portato a termine la notte dell’11 febbraio 2014, con l’esplosione di un ordigno al Bar Malavenda, noto esercizio commerciale del quartiere Santa Caterina di Reggio Calabria , di proprietà della società “Villa Arangea Snc”, riconducibile a Antonino Nicolò, collocato dagli inquirenti ai vertici del clan Serraino. L’esplosione distruggeva la vetrina del bar, il banco pasticceria e diverse vetrate dei locali adibiti ad ufficio, magazzino e laboratorio, nonché una minicar in sosta nelle adiacenze, di cui rivendicava la proprietà Roberto Franco, ritenuto a capo dell’omonima cosca operante nel quartiere Santa Caterina.

La mattina seguente, Alessandro Nicolò, figlio di Antonino, denunciava il danneggiamento. L’1 marzo 2014, Alessandro Nicolò denunciava quindi di aver trovato un altro ordigno inesploso sempre al bar Malavenda , nello stesso punto e dello stesso tipo di quello che era scoppiato a febbraio. Considerato che l’esercizio commerciale danneggiato era ubicato lungo la via Santa Caterina, territorio sul quale incidono, in egual misura, ad avviso degli inquirenti, da un lato i fratelli Stillitano, Domenico e Mario Vincenzo, ritenuti organici al clan Rosmini e quindi riconducibili al cartello condelliano (clan Condello di Archi), e dall’altro Roberto Franco ritenuto a capo dell’omonimo clan, notoriamente aderente al sodalizio facente capo alle "famiglie" De Stefano e Tegano, gli inquirenti attivavano - con l’ausilio di video riprese - molteplici operazioni di intercettazione telefoniche ed ambientali.
Nel corso dell'operazione è stato sequestrato anche il bar "Villa Arangea" (ritenuto riconducibile ai Nicolò), una stazione di servizio per l’erogazione di carburante (la Esso di via Enotria all'altezza dell'ingresso dell'autostrada), una concessionaria di autovetture in Largo della Libertà, il bar "Ritrovo della Libertà" ed esercizi commerciali per la distribuzione di prodotti ittici surgelati.

Obbligo di dimora, infine, per gli indagati: Lorena Franco, 26 anni, di Reggio Calabria; e Anna Rosa Martino, 46 anni, moglie di Francesco Serraino, ritenuto elemento di specco dell'omonimo clan.
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