Per il direttore ci sarebbero pochi tecnici e molti dipendenti con basse qualifiche: "Basta privilegi. Necessaria la riorganizzazione del personale". 

Inadeguata organizzazione del personale, dipendenti con “basse qualifiche professionali per affrontare efficacemente le calamità naturali in Calabria” e “una gestione delle risorse finanziarie per il riconoscimento delle ore di lavoro straordinario discutibile e illegale”. Ci va giù duro il direttore della Protezione civile, Carlo Tansi, all’indomani della manifestazione di protesta dei lavoratori in rivolta contro la riorganizzazione funzionale dell’ente regionale. E tira fuori una lista di “criticità” che investono il settore della Protezione civile.

Sprechi e iniefficienze. “Da quando, poco più di due mesi fa, mi sono insediato per svolgere questo importantissimo incarico - a seguito del superamento di una selezione pubblica nazionale – oltre ad essermi occupato con risultati evidentemente positivi di una delle emergenze idrogeologiche (come quella della Locride) tra le più gravi che hanno colpito la nostra regione nell’ultimo centennio, ho iniziato a mettere mano alla mastodontica struttura organizzativa della protezione civile regionale, constatando sprechi e inefficienze nonché numerosi procedimenti amministrativi a dir poco irregolari che hanno determinato l’apertura di fascicoli di indagine da parte di diverse procure della Repubblica”.

La Protezione civile chiude le sedi di Crotone e Vibo. Scatta la protesta dei lavoratori (LEGGI QUI)

Personale inadeguato. “190 dipendenti (si pensi che la media nazionale del numero dei dipendenti di protezione civile è minore di 50) di cui la gran parte con basse qualifiche professionali assolutamente che delineano un quadro operativo inadeguato per affrontare efficacemente le calamità naturali in Calabria. Tra questi gli oltre 30 autisti, per altro senza alcuna abilitazione alla guida di mezzi speciali di cui la protezione civile regionale pure dispone, le quasi 100 unità di personale addetti alle sale operative che godono di turnazione e reperibilità in numero assolutamente sproporzionato a fronte di altre regioni ben più popolose della Calabria anche se esposte alle stesse categorie di rischio (la regione Emilia Romagna, colpita dai violenti terremoti del 2012 ha 3 unità di personale in sala operativa, funzionando perfettamente). E in questo contesto, sono meno di dieci i funzionari tecnici laureati – quali ingegneri, geologi e architetti - indispensabili per la definizione delle condizioni di rischio in fase emergenziale e preventiva in un territorio, quello calabrese, tra i più esposti ai rischi naturali dell’intera area mediterranea. Professionalità che invece – in accordo con le indicazioni del Dipartimento Nazionale di Protezione Civile - abbondano in altre realtà regionali (dove rappresentano la quasi totalità del personale) le quali, in più occasioni, hanno dimostrato elevati livelli di efficienza”.

Chiusura Prociv Crotone e Vibo, Mirabello: “Assolutamente inaccettabile” (LEGGI QUI)

Gestione finanziaria discutibile. “All’inadeguata organizzazione del personale si aggiunge una gestione delle risorse finanziarie per il riconoscimento delle ore di lavoro straordinario discutibile e illegale, spesso avallata da talune organizzazioni sindacali, con evidente disparità di trattamento dei singoli lavoratori e sforamento, per molti di essi, del monte ore massimo previsto dalla legge (180 ore estensibili al massimo fino a 250) con il raggiungimento di oltre 750 ore di straordinario annue anche in assenza di situazioni emergenziali. Di ciò informerò la Procura della Repubblica e la Corte dei Conti”.

Protezione Civile, Sculco “No allo smantellamento sedi di Vibo e Crotone” (LEGGI QUI)