PURGATORIO | Andrea Mantella e quegli "omissis" che fanno tremare i professionisti
Il collaboratore, ascoltato oggi a Vibo, accenna a dichiarazioni già rese agli inquirenti e in parte "stoppate" in aula dal pm. Dai parenti lametini uno degli input per il "pentimento"
di GIUSEPPE BAGLIVO
Oltre quattro ore di deposizione oggi per Andrea Mantella, ascoltato oggi nel processo nato dall'operazione "Purgatorio" che vede gli imputati l’avvocato Antonio Galati e gli ex dirigenti della Squadra Mobile di Vibo Valentia Maurizio Lento ed Emanuele Rodonò. Tanti i temi (LEGGI QUI: PURGATORIO | I racconti di Mantella, gli avvocati "sponsorizzati"e gli incontri con i poliziotti), ma anche alcune novità emerse per la prima volta da quando Mantella ha iniziato a collaborare con la giustizia.

La scelta di collaborare. Sinora il pentito della 'ndrangheta vibonese aveva ripetuto di aver deciso di "saltare il fosso" e collaborare con la giustizia poichè intenzionato a "cambiare vita". Nel corso del controesame dell'avvocato Guido Contestabile, legale di Antonio Galati, è però emersa un'altra "verità". Superando l'opposizione del pm della Dda di Catanzaro, Annamaria Frustaci, il Tribunale presieduto da Alberto Filardo ha ammesso la seguente domanda: "E' possibile - ha chiesto l'avvocato Contestabile a Mantella - che sulla sua scelta di collaborare con la giustizia abbia influito la collaborazione nel frattempo avviata da qualche suo parente?". Questa la risposta di Andrea Mantella: "C'erano e ci sono dei miei parenti, come Pasquale Giampà di Lamezia che è cugino di mio cognato Giampà, che era ed è in grado di riferire su diversi fatti di reato che ho commesso, omicidi compresi. All'atto della mia scelta di collaborare con la giustizia c'erano inoltre altri collaboratori del gruppo Giampà che potevano riferire su di me".

I Mancuso e la loro riappacificazione. Uno dei temi affrontati da Andrea Mantella è stato quindi quello dei rapporti interni alla famiglia Mancuso. E' così emersa quella che il collaboratore di giustizia ha definito come una sua "deduzione" in ordine alla riappacificazione fra alcuni componenti dei Mancuso, i quali in precedenza si erano fatti la "guerra" fra loro arrivando a spararsi. In tal senso è emerso che anche dopo tale dichiarata "riappacificazione", nel 2008 erano rimasti feriti in un agguato Romana Mancuso ed il figlio. Fatto di sangue per il quale sono imputati tuttora alcuni componenti della stessa famiglia Mancuso.
Gli avvocati. Ultimo "capitolo" sfiorato da Andrea Mantella ha riguardato gli incarichi legali e gli "scopi" che avrebbe tentato di perseguire attraverso alcune nomine. "Ho già reso dichiarazioni su questo agli inquirenti - ha concluso Mantella - e qui dottoressa io non so se ora posso dire....". Dichiarazioni subito "stoppate" dal pm Annamaria Frustaci poichè non pertinenti al tema del processo ma che fanno intuire la portata di alcuni argomenti già affrontati dal collaboratore con i magistrati della Dda di Catanzaro e con gli investigatori. Di certo un'ulteriore preoccupazione per più di qualcuno...
