Pd in balia delle onde, Callipo: "Azzerare il partito"
Dal caso Lo Schiavo all'assemblea che ha incoronato Insardà "candidato di una parte", sono momenti di concitazione quelli vissuti dai democratici.
La sfiducia a Lo Schiavo è giunta puntuale nella serata di ieri. Come preannunciato, la maggioranza dei consiglieri comunali ha votato contro il capogruppo. Sette voti destinati a determinare le dimissioni dell'ex candidato a sindaco da portabandiera del Pd a palazzo "Luigi Razza". Ma la discussione è appena iniziata. Almeno questa è la sensazione che viene puntualmente confermata da una nota del segretario cittadino Stefano Soriano. Poche righe per fare intanto il resoconto di quanto accaduto nella prima vera drammatica resa dei conti. Una riunione nel corso della quale la maggioranza dei consiglieri "ha espresso contrarietà - è stato scritto - rispetto alla gestione politica ed amministrativa del gruppo consiliare da parte del capogruppo Antonio Lo Schiavo ed ha lamentato una scarsa incisività tanto nel coordinamento che nell’azione politica di opposizione alla maggioranza di centrodestra chiedendo un cambio di guida nel gruppo ed un cambio di passo". Consequenzialmente, nella prossima settimana "provvederò a convocare i dirigenti vibonesi del Partito Democratico unitamente al gruppo consiliare al fine di avviare una discussione ed assumere le decisioni conseguenti".
L'affondo di Callipo. La linea portata avanti dalla dirigenza del partito e in primis dal parlamentare Bruno Censore continua a creare spaccature. E ad allontanare quanti vorrebbero avvicinarsi al Pd. Ne è convinto Gianluca Callipo che suggerisce una soluzione rivoluzionaria. "Bisogna azzerare tutto - sostiene il sindaco di Pizzo - e ricominciare il confronto in vista del congresso". Una provocazione destinata, lo sa bene il presidente dell'Anci giovani, a cadere nel vuoto. Le sue affermazioni sono benzina sul fuoco delle polemiche scaturite dopo la recente riunione convocata dal deputato Brunello Censore e dal segretario provinciale uscente del Pd, Michelangelo Mirabello. Un incontro servito a lanciare la candidatura di Enzo Insardà, che ha finito per aumentare le distanze e rendere più visibile la spaccatura tra maggioranza e minoranza nel partito. "Quella è stata un'occasione persa, perché Insardà - tuona Callipo - poteva essere un nome sul quale convergere tutti nel segno di una ritrovata coesione. Purtroppo, invece, la sua candidatura è stata lanciata per dividere non per unire". Non manca l'affondo finale sul presunto tesseramento controllato: "Affrontare il congresso esclusivamente come una prova muscolare, senza mettere avanti a tutto le idee ed i programmi -conclude Callipo - significa rispolverare tutto il vecchio armamentario dei circoli e delle tessere negate, come infatti pare che sia accaduto".
