'Ndrangheta nel Vibonese, gli indagati respingono le accuse (NOMI)
Per tutta la giornata di si oggi sono svolti, in video conferenza innanzi al gip della Dda del tribunale di Catanzaro, gli interrogatori di garanzia di alcuni indagati nell’ambito dell'inchiesta "Maestrale 2", che vede alla sbarra esponenti e presunti fiancheggiatori dei clan vibonesi della 'Ndrangheta. Gli indagati Nazzareno Prostamo (difeso dagli avvocati Pietro Chiodo, e Angela Carnovale, in sostituzione per entrambi avvocato Antonella Bagnato) e Giuseppe Prostamo cl.89 "alias giubba” (avv. Pietro Chiodo e Angela Carnovale, in sostituzione avv. Antonella Bagnato), accusati entrambi si associazione di stampo mafioso per aver fatto parte della 'ndrina di Mileto, il primo quale capo promotore, il secondo quale partecipante, hanno risposto a tutte le domande del gip, dichiarando la propria totale estraneità ai fatti contestati. In particolare, Nazzareno Prostamo ha riferito di essere arrestato ininterrottamente da circa 30 anni (dal 1995) fino a tutt’oggi, contestando tutte le dichiarazioni accusatorie dei collaboratori di giustizia nei suoi confronti, "in quanto assolutamente mendaci e calunniose".
E' stato altresì sentito dal gip di Vibo (in rogatoria) dott.ssa loffredo l’indagato Domenico Cichello (51 anni - difeso dall’avvocato Pietro Chiodo e dall’avv. Luca Cianferoni, in sostituzione avv. Calderazzo del foro di Reggio Calabria), che rispondendo a tutte le domande del gip in oltre un’ora di interrogatorio ha dichiarato la propria estraneità ai fatti estorsivi contestati, riferendo in particolare di aver sin da bambino "lavorato con grande rettidudine nell’impresa di famiglia (autosalone ed azienda agricola), fino a tutt’oggi oggetto di una ingiusta persecuzione giudiziaria" (la difesa nell’ambito del processo Rinascita Scott, nel concludere gli interventi difensivi aveva chiesto il dissequestro dell’azienda di famiglia, istanza a tutt’oggi non decisa). Alla fine dell’interrogatorio di Cichello, sono intervenuti i due difensori che hanno insistito nell’istanza di revoca della misura o di sostituzione con quella degli arresti domiciliari anche con finalità terapeutiche, atteso "la grave patologia cardiovascolare e depressione psichica, già dichiarate incompatibili col regime carcerario dallo stesso magistrato che ha emesso l’ordinanza di custodia cautelare nell’ambito del presente procedimento, all’epoca (nel 2021) presidente del tribunale della libertà di Catanzaro nell’ambito del processo "Rinascita Scott"".
