Vibo, Nas al canile comunale. L'Enpa: "Ecco cosa resta da fare"
La delegata provinciale Enpa, Enrica Saccani, chiarisce una serie di aspetti a seguito dell'ispezione. Oggi l'incontro con il dg dell'Asp sul randagismo
La struttura sarebbe stata autorizzata nel lontano 2002 per l'ingresso di 128 animali. Ma, nel tempo, a seguito di una serie di adeguamenti realizzati, il numero di cani ospitati e ospitabili sarebbe progressivamente aumentato. E' quanto sostiene l'Enpa, ente cui è affidata la gestione del canile comunale di Vibo Valentia, dove nei giorni scorsi i carabinieri del Nas hanno eseguito un'ispezione, riscontrando, da quanto risulta, una serie di criticità. La prima sarebbe riconducibile ad un presunto sovraffollamento di cani nella struttura, dato oggi analizzato sulla scorta di una serie di considerazioni dal delegato provinciale dell'Enpa, Enrica Saccani, che ha ottenuto la gestione della struttura dall'aprile del 2014. "La convenzione in atto con il Comune e l'Enpa - fa sapere la Saccani - è per 200 cani". Numeri supportati da documentazione, che la delegata Enpa, ricostruisce per filo e per segno.
Il canile rifugio. "Nato nel 2000 come canile sanitario e rifugio insieme - e autorizzato per l'ingresso di 128 unità di cani - nel tempo è rimasto esclusivamente il canile rifugio, dal momento che i cani catturati rimanevano albergati in struttura senza riuscire a trovare adozione. Il canile - spiega -, originariamente costituito da 2 settori, autorizzato ad ospitare 128 unità di cani, successivamente è stato ingrandito con l'aggiunta di due nuovi settori e con un incremento di 16 box (nei quali possono essere albergati 4 cani ciascuno). Di conseguenza, oggi, si è nella possibilità di albergare 192 unità. Un quinto settore è stato realizzato a cavallo del 2015/2016, con l'aggiunta di 20 box, capaci di ospitare 5 cani per box. In questo momento questo settore è occupato dai cani di Vibo Valentia provenienti da un canile privato. Attualmente sulla carta il canile comunale potrebbe ospitare 292 cani. Dico - chiarisce - sulla carta in quanto la realtà è sempre diversa, non parliamo di numeri, ma di esseri viventi che devono condividere gli spazi in armonia tra loro".
Il sopralluogo. La convenzione attualmente in atto consentirebbe, quindi, all'Enpa di ospitare 200 cani, "naturalmente - precisa la Saccani - i cani in esubero sono mantenuti dalla sezione Enpa di Vibo Valentia, con il contributo dei volontari, di mercatini ed eventi". I rilievi dei Nas, comunque, non si soffermerebbero al solo sovraffollamento. I militari infatti - come la stessa Saccani afferma - "hanno anche constatato l'esistenza di zone vetuste e bisognevoli di lavori di adeguamento". "La mancanza in struttura di documenti e del rivelatore del chip - continua - è da attribuire ai frequenti furti subiti e all'atto vandalico con cui sono stati sottratti e bruciati dei documenti, il tutto è documentato con verbali di denuncia presso la stazione dei carabinieri di Vibo Valentia. La numerazione dei box è - dice - una mia carenza, attribuita ai vari spostamenti dei cani da un box all'altro per evitare accoppiamenti, dal momento che già a 7 mesi i cani sono in grado di procreare. Gli articoli del Dpgr-Ca del 2014, relativi agli interventi in materia di randagismo, sono chiari ed esaustivi: pongono come obiettivo principe il benessere animale, in primis attraverso l'istituzione del canile sanitario e a seguire con l'adeguamento dei canili rifugio ai requisiti previsti dalle norme del dpgr in parola".
Cosa resta da fare. Le prescrizioni dei Nas, rispetto ai rilievi eseguiti, sono molto chiare: gli adempimenti dovranno essere attuati entro maggio 2017, e sono rivolte a tutti, Comune compreso. "Entro questa data - afferma la Saccani - non solo la struttura dovrà essere a norma, con box che consentano ad ogni cane di avere a disposizione una superficie di 8 mq, ma dovrà anche essere ultimata la sterilizzazione di tutti i cani presenti in canile. Il lavoro è tanto e imponente! L'Enpa, gestore del canile, il Comune, proprietario della struttura, e l'Asp, responsabile della medicina veterinaria, dovranno attivarsi - sostiene ancora la Saccani - per il perseguimento degli obiettivi, ciascuno secondo le proprie competenze e nei termini previsti dalle norme". E, in tal senso, l'Enpa stesso auspica controlli da parte degli organi deputati, ma con un dato "inequivocabile e incontestabile": "il canile rifugio non può assolutamente prescindere dal canile sanitario, il quale, una volta istituito, rappresenterà la pietra miliare della lotta al randagismo". Non mancano comunque, secondo quanto afferma l'Enpa, le positività nella gestione di questi ultimi due anni, in cui è stata creata "una rete mediatica che ha consentito l'adozione di circa 200 cani (tra quelli albergati in canile e quelli recuperati sul territorio) e il trasferimento di più di 40 cani nei rifugi Enpa. Nonostante ciò - spiega - il numero dei cani in canile non solo non è diminuito ma è aumentato a causa dell'incontenibile fenomeno del randagismo. Per questa ragione è impensabile sanare i canili rifugio senza procedere all'istituzione del canile sanitario e al censimento dei cani, soprattutto di quelli della fascia rurale, sarebbe come voler svuotare l'oceano con un cucchiaio". Problemi che saranno discussi oggi, proprio con il dg dell'Asp Angela Caligiuri, che potrebbe aprire nuovi scenari di risoluzione del problema randagismo.
