Armi e droga: gip Vibo non convalida arresto per 40enne fermato sabato
Il giudice ha rigettato la richiesta di misura cautelare ed ha disposto l'immediata liberazione dell'uomo in accoglimento delle prospettazioni della difesa dell'indagato
Non convalidato dal gip del Tribunale di Vibo Valentia, Gabriella Lupoli, l'arresto di Pino Fusca, 40 anni, di San Marco di Cessaniti, arrestato sabato dai militari dell'Arma della Compagnia di Vibo Valentia diretti dal capitano Diego Berlingeri, con il supporto dei colleghi dello Squadrone Cacciatori e delle unità cinofile del Gruppo Operativo Calabria. Il gip nel non convalidare l'arresto dei carabinieri ha disposto l'immediata liberazione di Pino Fusca, difeso dall'avvocato Giuseppe Bagnato.

Armi e droga rinvenute durante la perquisizione. I carabinieri, in quella che avevano definito come una sorta di “centrale dell’illegalità”, nel corso di una perquisizione in un terreno agricolo sito in località "Nucarelle" nella frazione di San Marco di Cessaniti avevano scovato armi, droga e materiale oggetto di furto. In particolare, i militari dell'Arma avevano trovato un fucile doppietta (cal. 12, marca Beretta) e un fucile da caccia (cal. 12 marca poli) entrambi oggetto di furto in appartamento perpetrato la scorsa estate a Briatico; un fucile automatico (cal. 12, marca Lumar, con matricola abrasa); un fucile doppietta a canne mozze (cal. 16, con matricola abrasa); un caricatore per pistola cal. 22, 256 proiettili cal. 22, 52 proiettili cal. 7.65 mm para, marca p.s; 9 proiettili (cal. 9 mm luger, marca g.f.l.); 31 cartucce cal. 12 caricate a pallettoni; 236 cartucce cal. 12 caricate a pallini; 28 cartucce cal. 12 a palla unica; 78 cartucce cal. 16; 691 grammi di cocaina; 57 grammi di sostanza da taglio; 2 bilancini di precisione, 2 passamontagna; 1 scanner utilizzato per la captazione delle frequenze radio.

Le motivazioni del gip per la non convalida dell'arresto. Per il gip Gabriella Lupoli, la descrizione del "complesso ed articolato stato dei luoghi" da parte dei carabinieri - in ordine ai terreni dove sono state trovate le armi, le munizioni e la droga - è "quanto mai generica e laconica". Ad avviso del giudice, "nulla è detto circa le intestazioni dei terreni, l'eventuale stato di cura e coltivazione degli stessi e soprattutto di quelli viciniori, da ritenersi assente alla stregua delle foto versate dalla difesa". Nulla è stato poi detto dai carabinieri "circa l'estensione del terreno in uso asseritamente ad entrambi i fratelli Fusca, nè - sottolinea il giudice - sulle distanze fra i terreni e fra i luoghi di occultamento dei vari compendi illeciti o sospetti con i vari manufatti presenti in loco". I militari dell'Arma, ad avviso del gudice, hanno indicato "tutta la proprietà dei terreni come in uso a Pino Fusca, senza nemmeno indicare gli esatti luoghi di ritrovamento della varia refurtiva rinvenuta e senza allegare nemmeno uno schizzo o rilevi fotografici ormai possibili in tempo reale". In definitiva, il giudice rimarca che procedendo all'arresto di Pino Fusca "sulla sola scorta della immediatamente ammessa frequentazione del pallaio, a motivo del quale Pino Fusca sostiene di detenere il telecomando, e senza restituire un solo elemento da cui inferire in concreto la stabile frequentazione del prevenuto di tutta l'area setacciata". Il gip si sofferma anzi ad osservare sul punto che "di contro la stragrande maggioranza del compendio delittuoso", armi e droga, è stato "rinvenuto in terreni adiacenti indistintamente accessibili".

La difesa dell'arrestato, ovvero l'avvocato Giuseppe Bagnato, ha inoltre prodotto diversi documenti, foto, mappe e rilievi in loco, dai quali secondo il giudice 2 si evince chiaramente che i confini dei terreni non sono delimitati e che le varie aree sono raggiungibili attraverso stradine interpoderali che del resto rilevato dalla stessa polizia giudiziaria (carabinieri) operanti" che hanno scritto nella loro relazione che "ai terreni limitrofi si poteva tranquillamente accedere tramite i loro terreni poichè non vi era alcuna recinzione divisoria".
Infine, ad avviso del gip, "in nessuna occasione è stata restituita la presenza di Pino Fusca sui fondi limitrofi in cui vi erano i nascondigli, così come le perquisizioni presso le distanti abitazioni e pertinenze dell'indagato non hanno fornito alcun dato teso a circostanziare e ricollegare la disponibilità almeno indiretta dei fondi e del compendio illecito che, salvi ulteriori approfondimenti, appare più fondatamente riconducibile al fratello" di Pino Fusca, ovvero Nicola Fusca.

Conclusioni del gip. "Deve pertanto concludersi - scrive il gip - che tutti gli elementi inevitabilmente caduti sotto la percezione degli operanti di polizia giudiziaria nell'immediatezza del fatto non consentivano, ragionevolmente, di ritenere giustificata la rappresentazione dei delitti per i quali si è proceduto all'arresto". Il reato, quindi, allo stato non è possibile, ad avviso del giudice attribuirlo all'indagato che è stato quindi mandato immediatamente libero. (g.b.)
