I pentiti squarciano il velo sulle Preserre vibonesi: «Così pianificavamo la strage degli Emanuele»
I verbali di Walter Loielo e Nicola Figliuzzi alla base del blitz "Jerakarni". Rivelati i retroscena della faida: dai summit per decidere gli omicidi alle affiliazioni rituali tra le sbarre
Non solo una mappa aggiornata delle gerarchie criminali, ma il racconto crudo di una guerra senza esclusione di colpi. L’operazione “Jerakarni”, che all’alba di oggi ha portato a 54 arresti, affonda le sue radici nelle rivelazioni di due collaboratori di giustizia chiave: Walter Loielo e Nicola Figliuzzi. Le loro dichiarazioni hanno permesso alla DDA di Catanzaro di ricostruire l'organigramma della cosca Emanuele e i piani di sangue orchestrati dal clan rivale dei Loielo.
Walter Loielo, giovane rampollo della consorteria di Gerocarne, ha fornito agli inquirenti un "occhio privilegiato" sulle dinamiche interne. Nei suoi verbali del 2020 e 2021, descrive riunioni frenetiche convocate con un unico scopo: l'eliminazione fisica degli avversari. «In quelle sedute parlavamo della pianificazione degli omicidi — ha messo a verbale Loielo — ci aggiornavamo sugli spostamenti dei membri degli Emanuele. Erano i nostri obiettivi prioritari, li controllavamo costantemente».
Il collaboratore ha fatto i nomi dei vertici e dei gregari della fazione opposta, confermando come il gruppo Idà-Emanuele fosse riuscito a mantenere il controllo sul racket del taglio dei boschi nonostante la detenzione dei capi storici.
A completare il quadro è Nicola Figliuzzi, ex killer dei Patania poi transitato nelle fila dei Loielo. Il pentito ha svelato il movente dietro l'esecuzione di Antonino Zupo, freddato davanti casa a Gerocarne nel settembre 2012. Secondo la ricostruzione, Zupo era l'uomo scelto dai fratelli Emanuele e da "Linuccio" Idà per reggere il territorio mentre loro erano dietro le sbarre. Rinaldo Loielo, leader del clan rivale, avrebbe deciso di eliminarlo per indebolire la struttura nemica e per vendicare la morte del padre e dello zio. Un disegno di sterminio che mirava a "ripulire" l'area delle Preserre da ogni traccia dei rivali.
Oltre ai fatti di sangue, i verbali scoperchiano il persistente valore dei riti di 'ndrangheta. Figliuzzi ha raccontato come le affiliazioni continuassero regolarmente anche all'interno del carcere di Siano, citando i gradi di "Sgarrista" conferiti ai membri del clan durante la detenzione.
Queste rivelazioni, incrociate con le indagini della Polizia di Stato, hanno permesso di cristallizzare l'esistenza di una struttura mafiosa capace di rigenerarsi e di colpire con inaudita ferocia, gestendo al contempo affari milionari e faide generazionali. Con l'operazione di oggi, lo Stato ha messo un punto fermo su una stagione di terrore che sembrava non avere fine.
