Vibo, "Il dio del massacro" di Yasmine Reza rappresentato dalla Compagnia di Babele
Il secondo appuntamento con il palcoscenico a Vibo Valentia ha visto in scena uno dei figli talentuosi di questa terra, Luigi Feroleto
di MICHELE LA ROCCA
Dare spazio ai giovani talenti, soprattutto se calabresi e vibonesi, può e deve essere uno degli obiettivi di una rassegna teatrale che si rispetti. Così il secondo appuntamento con il palcoscenico a Vibo Valentia ha visto in scena uno dei figli talentuosi di questa terra, Luigi Feroleto, il quale con la sua Compagnia di Babele ha rappresentato una commedia non facile come “Il Dio del Massacro” di Yasmine Reza. Una pièce teatrale tratta dall'omonimo libro della scrittrice francese e da cui il grande Roman Polansky ne ha tratto anche un film e che in teatro è stata recitata da attori come Isabelle Huppert, Ralph Fiennes e James Gandolfini.
La pièce. Nel Dio del Massacro c’è una specie di furibondo humour sarcastico, ma anche l’abilità cesellatrice di un dialogo in bilico tra commedia e tragedia, ricreato ascoltando il potere micidiale e terribile della parola. Un piccolo trattato morale di teoria della cultura, che sembra voler rispondere alla seguente domanda: Le buone intenzioni ci salveranno? La risposta? No. Pessimista o realista l'autrice? A nostro parere più la seconda. Véronica e Michele, genitori del piccolo Bruno, ricevono a casa Anna ed Alain, genitori di Ferdinando che ha colpito al viso, con un bastone di bambù, il loro figlio in un giardinetto pubblico, rompendogli due denti. Le due coppie hanno deciso di incontrarsi per regolare "l'affare'" con civiltà. Scena dell'incontro un borghese salotto, quello dove si coltivano i rapporti sociali della cosidetta buona società. Al centro, un tavolino basso con molti libri d’arte. Nel vaso due grandi mazzi di tulipani. Regna un’atmosfera compunta, cordiale e tollerante. All’inizio, tutti i personaggi sono benevoli e concilianti tra loro, tentano anche di intraprendere discorsi sulla necessità di essere tolleranti che pian piano e poco a poco vanno a sgretolarsi per lasciare spazio al ghigno del nume efferato e oscuro che ci governa sin dalla notte dei tempi: il dio del massacro, appunto.
L'humour cammina sul filo del rasoio per tutta la commedia, è lì e poi svanisce per lasciare spazio ad un'amara considerazione di quella che è l'umanità vera dietro le apparenze del politically correct, offrendo ottimo spunto per la riflessione di ciò che siamo e di come vorremmo apparire. Un minitrattato semifilosofico di psicologia/psicanalisi, travestito da leggerezza teatrale: corrosivo, cinico, dove anche i buoni sentimenti e la “perfezione” morale vengono messi alla prova demolitrice dell’insensatezza del vivere. Ottima l'intepretazione dei quattro protagonisti Davide Enea, Rossella Fava, Luigi Feroleto e Serena Ferraiuolo. Che hanno raccolto un lungo e fragoroso applauso del pubblico del Moderno. “In una stagione teatrale è giusto dare spazio, tra tante compagnie con attori dalle carriere consolidate, anche a spettacoli di talenti emergenti, perché è necessario far uscire i giovani dalle "riserve" in cui vengono relegati – spiega Maria Teresa Marzano, direttrice artistica della Rassegna - e assistere alla loro maturazione è anche un modo per far maturare il pubblico. Pure per questo ieri è stata una serata importante e credo che chi abbia assistito allo spettacolo se ne sia accorto”.
