L’inventore di Rete Kalabria Franco Iannuzzi, scomparso ieri a Castrovillari - la città da lui scelta per vivere insieme alla moglie Marisa Musca gli anni della sua nuova gioventù - è stato più di un editore. Per dirla tutta è stato una fetta importante della storia della televisione calabrese, il timoniere dell’etere e un pioniere autentico dalle mille battaglie che sapeva correre sui “fili” delle frequenze e dell’allora avveniristico mondo dell’elettronica con lo stile dei grandi navigatori che sanno vedere oltre l’orizzonte e al di là delle stelle.

Quasi un eterno giovane Franco Iannuzzi alla ricerca della strada maestra. Il suo curriculum è ricco e variegato. Editore, radiotecnico, commerciante e rivenditore di dischi e l’elenco potrebbe continuare. A tal riguardo mio padre Nino Varone, che aveva la sua identica innata passione mi parlava spesso di quel giovane intraprendente, che aveva conosciuto nei primi anni Sessanta, dai modi sempre garbati e gentili, costantemente in giro per la Calabria pronto a piazzare le ultime novità del mondo della musica e i suoi giradischi dai mille colori e dai mille suoni che facevano impazzire giovani, signore e signorine del tempo.

Il ritratto di uno spirito libero, di un camminatore che aveva Vibo Valentia e i centri del comprensorio (da Filadelfia a Nicotera) costantemente nel cuore. Della città che fu “giardino sul mare” mi confidò che a sedurlo erano stati il luogo e la gente , ma soprattutto l’idea di inventare la sua televisione, il grande sogno della sua vita. Ed ecco la nascita nel 1987 in via Carulli - in quelli che erano stati gli studi di Tele 2000, operativa dal 1977 - di Rete Kalabria (oggi LaC Tv) che è stata per anni una palestra di idee, informazione e formazione. Un mondo aperto alle sfide del tempo. Un vero e proprio cenacolo di giornalisti, intellettuali e uomini di penna, nonché di maestri e artigiani dell’etere e delle telecamere. Io lo conobbi nel 1989. Quel giorno era insieme ad Eugenio Maiorana, uno dei registi della Tv, e quello che mi colpì subito di lui fu la sua capacità di creare, con il suo ingegno innato, un collegamento dal nulla e di mettere in piedi anche con pochi mezzi e grazie a quei suoi magici mille colorati fili che si portava appresso una diretta televisiva in men che non si dica. Mi sono convinto nel tempo che il suo agire era un insieme di arte, di mestiere e di intelligenza raffinata, accompagnate da passione vera e amore viscerale per la comunicazione.

E mi vengono in mente, in questo momento triste della sua dipartita terrena, i tanti pomeriggi trascorsi insieme, nella sede di viale delle Accademie vibonesi, avvolti dal fumo delle sue mille sigarette e da quel suo sorriso aperto al mondo e alle grandi sfide, intenti a progettare - insieme alla famiglia Restuccia, che ne assunse in seguito la proprietà, a Totò Ricottilli che dalla televisione è stato per diversi anni il direttore responsabile e agli “ragazzi” di quella indimenticabile e romantica squadra che fu protagonista di una stagione ruggente di informazione sul campo e che non cito uno per uno per non correre il rischio di dimenticare qualcuno - trasmissioni e a sognare nuove frontiere e nuovi mondi nel campo della comunicazione. Ed in quelle occasioni era un piacere sentirlo parlare con quel suo stile immutabile che sapeva di antica e semplice saggezza. L’umile saggezza del camminatore - che avendone viste tante in lungo e in largo - sapeva scorgere, capire e vedere oltre. Buon viaggio Franco Iannuzzi.