Si torna a parlare del degrado del parco archeologico di Vibo Valentia: stavolta a intervenire sul tema è Pierluigi Lo Gatto, componente della segreteria cittadina di "Azione", che non usa mezzi termini per descrivere la situazione.

"L’ elevazione culturale della città ,decantata dalla sindaca con articoli sui giornali e post sui social ,quasi come dono di Prometeo ai comuni mortali vibonesi, forse si riferisce a qualche ascensore di palazzo, ma non certo alla cura ed alla valorizzazione di ciò che può e deve costituire luogo di sviluppo intellettuale ed economico del territorio - tuona Lo Gatto-. E infatti, mentre continuano a piovere finanziamenti, destinati ovviamente ad antiche e nuove colleganze, proprio il parco archeologico, che di quell’elevazione culturale doveva essere il simbolo, giace nell’oblìo e nel totale abbandono".

"Mentre fioccano i selfie ed i sorrisi fotografici presso il Salone del Libro di Torino-prosegue l'esponente di "Azione"- , abbondano le erbacce in tutto il parco archeologico ,potenziale e nevralgico volàno turistico ,ricco di mitologia e cultura.
È davvero assurda la ripartizione dei siti senza alcun coordinamento tra gli enti responsabili, quasi che ogni zona non appartenesse alla medesima narrazione territoriale. Così come inaccettabile è l’assegnazione con successivo rifiuto che ha caratterizzato il balletto tra associazioni aggiudicatarie ed amministrazione.
Tutto chiuso, fra catenacci ed incuria, proprio come un rubinetto che lascia seccare quello che una volta era un meraviglioso giardino".

"Fra le aree di pertinenza comunale spiccano il Belvedere, dove il tempio dorico tenta di sopravvivere ad arbusti ed indifferenza, e la zona archeologica di Sant'Aloe, un sito con terme romane e stupendi mosaici. Qui vi è davvero un tripudio di incolta vegetazione, come se si trattasse di uno sperduto angolo di campagna. Peraltro ,vicino a una scuola, rappresenta un pessimo esempio per gli studenti di come si debbano curare e utilizzare i beni culturali. E che dire del Castello di Bivona, comparso tempo fa con roboanti titoli e sontuose foto, ancora colpevolmente chiuso? Altre comunità hanno utilizzato il proprio patrimonio archeologico come principale attrattiva turistica, con conseguente beneficio economico : a Vibo, invece, qualcuno pensa che farli ricoprire da fiori e piante rampicanti sia una nuova tecnica per la conservazione del patrimonio archeologico. E meno male che la celebrata 'Capitale' (oggi 'Città') del Libro non ha attirato frotte di visitatori e turisti: avrebbero constatato dal vivo la coerenza tra gli inni al processo educativo degli “ignoranti” cittadini e lo stato in cui versano le antiche vestigia osannate ai microfoni.
Deteniamo un connubio unico di ambiente, storia, sapori, bellezza, e questo rende insopportabile, per chi ama davvero questa terra, una visione tanto ottusa e limitata".