Non è solo il cielo a fare paura, ma l'assenza di una visione politica che metta al centro la tutela del suolo. È questo il monito che arriva forte da Rinaldo Tedesco, Segretario Generale della FLAI-CGIL Area Vasta, in un momento in cui il territorio calabrese è flagellato da venti impetuosi e piogge torrenziali che stanno sprofondando la popolazione nel baratro dell’incertezza e dell’isolamento.
​Secondo la FLAI-CGIL, ci troviamo di fronte a un copione già visto: ci si accorge dell’importanza del dissesto idrogeologico solo quando la terra trema o frana. "Le preoccupazioni durano poco e sono spesso ipocrite," denuncia Tedesco. "Superata la fase critica, chi ha la responsabilità politica e istituzionale dimentica tutto velocemente. Da sempre, la prevenzione e la cura dell’ambiente vengono erroneamente considerate dei costi, invece di essere viste come i più preziosi degli investimenti per la salute e la sicurezza dei cittadini."
​Il sindacato sottolinea come la difesa del territorio passi necessariamente attraverso il lavoro umano e dignitoso. Il rispetto dell’ambiente deve camminare di pari passo con i diritti dei lavoratori. In particolare, la FLAI-CGIL punta il dito sulla figura degli operai idraulico-forestali: professionisti che potrebbero e dovrebbero svolgere un’opera quotidiana e capillare di contrasto all’erosione, ma che spesso operano in contesti sguarniti di risorse.
​Il territorio, ormai fragile dopo anni di "colpevole abbandono", non può più attendere. La ricetta della FLAI-CGIL è chiara e si articola su tre punti fondamentali:
​Nuove assunzioni, reclutamento di personale giovane e formato per presidiare le aree interne e urbane, programmazione mirata per abbandonare la logica dell'intervento a "danno avvenuto" per passare a una manutenzione costante. E ancora, risorse economiche certe e investire strutturalmente per garantire dignità ai lavoratori e sicurezza alla comunità.
​"Le nostre aree, specialmente quelle interne, sono ormai prive di presidi e preda dell’incuria," conclude Rinaldo Tedesco. “Serve un cambio di direzione radicale: riaffermare la regola della prevenzione al posto di quella dell'emergenza. Quest'ultima, oltre a presentare costi economici enormi, non è in grado di difendere le persone dai rischi reali”.