Talpa in commissariato, condanna riformata in Appello per Lentini
Per la donna di Gizzeria, difesa dall'avvocato Francesco Gambardella, crollano le accuse di favoreggiamento personale aggravato e falso in atto pubblico
di GABRIELLA PASSARIELLO
Da tre anni di carcere a quattro mesi di reclusione , con pena sospesa e non menzione della condanna nel casellario giudiziale. La Corte di appello di Catanzaro, presieduta da Anna Maria Saullo, ha riformato la condanna emessa in primo grado a carico di Giuseppina Lentini, di Gizzeria, dipendente del ministero dell’Interno in servizio al Commissariato di via Perugini, accusata di essere la “talpa” che rivelava notizie segrete al presunto capo di un sodalizio criminale su cui indagava la Procura di Catanzaro. I giudici di secondo grado l'hanno assolta dagli altri due capi di accusa che le erano stati addebitati e relativi al favoreggiamento personale aggravato dall’aver commesso il fatto in violazione ai doveri inerenti ad una pubblica funzione e falso in atto pubblico.
Le ipotesi accusatorie. Lentini avrebbe ripetutamente riferito al lametino Matteo Vescio, presunto capo dell’associazione mafiosa italo-ucraina dedita alle estorsioni, sgominata dalla Dda di Catanzaro e dalla Mobile nel giugno 2010 con l’operazione “On the road”, informazioni preziose e segrete sulle indagini che lo riguardavano. Lentini, impiegata nei ruoli civili del Commissariato, avrebbe, inoltre redatto un’attestazione falsa consentendo così a Ugo Bernardo Rocca, titolare dell’omonima agenzia di pompe funebri che si trova a Sambiase, il rinnovo del passaporto, nonostante la domanda presentasse numerose irregolarità. Giuseppina Lentini, difesa dall’avvocato Francesco Gambardella, era stata raggiunta nel 2011 da un’ordinanza di misura cautelare agli arresti domiciliari, emessa dal gip su richiesta della Procura distrettuale.
