Mimmo Lucano: "Un magistrato importante e un politico dietro la mia condanna"
"Dietro la mia condanna ci sono ombre poco chiare". Così l'ex sindaco di Riace Mimmo Lucano, intervistato dal Corriere della Sera dopo la condanna a oltre 13 anni di carcere nel processo "Xenia". "Un magistrato molto importante, un politico di razza - spiega - hanno dall’inizio cercato di offuscare la mia immagine, il mio impegno verso gli immigrati, i più deboli". Di chi si tratta? "Adesso è ancora presto, più avanti. Voglio prima leggere le motivazioni della sentenza".
Ci sarebbe stato quindi un magistrato "importante", secondo Lucano, che ha lavorato dietro le quinte nella sua vicenda giudiziaria: "Dico solo che il giudice delle indagini preliminari aveva bollato questa inchiesta come un 'acritico recepimento delle prove', non 'integranti alcuno degli illeciti penali contestati in alcuni capi d’imputazione'. La Cassazione ha rinviato gli atti al Tribunale della Libertà, annullando il mio esilio. Eppure, oggi subisco questa sentenza senza precedenti".
"Già dall’inizio la mia popolarità, mai cercata, li ha infastiditi. Invidia pura. Diventata probabilmente anche rabbia - spiega ancora Lucano - quando la rivista Fortune mi ha assegnato quel riconoscimento e, soprattutto, quando la Rai ha voluto realizzare la fiction su Riace con Beppe Fiorello protagonista. Lì è scattato qualcosa che è alla base delle mie sventure giudiziarie".
E sulle elezioni regionali del 3 e 4 ottobre: "Non vedo perché dovrei tirarmi indietro. So benissimo che l’interdizione per cinque anni e la legge Severino non mi consentiranno, se eletto, di far parte del Consiglio regionale. Però voglio conoscere il mio destino. Sapere se ancora la gente ha fiducia in me".
