La Curva Nord interista, ora ribattezzata “Secondo anello verde 1969”, ha espresso apertamente il proprio disappunto verso Andrea Beretta, ex capo ultras arrestato a settembre per l’omicidio del socio Antonio Bellocco, legato all’omonima cosca della ‘ndrangheta. Beretta, in seguito, ha deciso di collaborare con la Direzione Distrettuale Antimafia (DDA), una scelta che ha suscitato reazioni dure tra i suoi ex sostenitori.

Davanti allo stadio San Siro è apparso uno striscione eloquente: “La tua infamità non appartiene alla nostra mentalità”, un chiaro attacco all’ex leader, considerato ora un traditore. La vicenda si inserisce in un contesto di tensioni crescenti: la collaborazione di Beretta con le autorità è vista dagli investigatori come una mossa per sottrarsi alla vendetta del clan Bellocco, che lo avrebbe preso di mira dopo l’omicidio.

Per gli inquirenti, le accuse rivolte a Beretta dalla Curva Nord potrebbero avere un duplice obiettivo: squalificare la sua figura agli occhi del mondo ultras e inviare un messaggio anche alla cosca calabrese, confermando l’ostilità verso chi infrange il codice di silenzio.