Stadio di Sant'Onofrio: ancora polemiche
Toni accesi e accuse di incoerenza sono stati sollevati dai consiglieri Giuseppe Alibrandi e Salvatore Bulzomì in merito alla recente decisione della giunta comunale di Sant’Onofrio di rinegoziare la convenzione con la Asd Sant’Onofrio Calcio per l’utilizzo dell’impianto sportivo.
“La giunta comunale ci ha abituato a un’azione amministrativa priva di coerenza e visione strategica”, dichiarano i consiglieri, “ma con questa delibera si è superato ogni limite”. Sebbene la rinegoziazione sia stata accolta con favore per la possibilità di restituire finalmente ai cittadini l’utilizzo dell’impianto, i due esponenti dell’opposizione denunciano il percorso che ha portato a questa decisione. Alibrandi e Bulzomì puntano il dito contro anni di conflitti legali tra l’amministrazione e la società sportiva, definiti un danno per la comunità. I consiglieri non risparmiano critiche all’assenza del sindaco dalla delibera, attribuendogli comunque le responsabilità politiche. “Questo dimostra che il sindaco è sotto ricatto della sua stessa maggioranza,” affermano. “Mentre lui fugge, altri componenti della giunta chiudono accordi che sembrano lontani dall’interesse pubblico”.
Alibrandi e Bulzomì pongono una serie di quesiti sull’operato dell’amministrazione: "Perché non si è trovata una soluzione bonaria fin dall’inizio per evitare costosi contenziosi? Perché si è scelto di ostacolare la Asd Sant’Onofrio Calcio a ogni costo?
Chi pagherà ora le parcelle legali accumulate negli anni?".
Secondo i consiglieri, "l’amministrazione ha ostinatamente portato avanti un conflitto contro la società sportiva, giustificandolo con presunte irregolarità da parte della ASD. Tuttavia, la recente rinegoziazione contraddice quella linea, lasciando aperti interrogativi sulla coerenza delle decisioni. “Prima gli ‘illegali’, ora il compromesso: cosa è cambiato? Il sindaco, in passato, aveva parlato di comportamenti illegittimi” della ASD come motivazione per estrometterla dall’impianto. E adesso? Ora si parla di interesse pubblico e di evitare costi legali,” commentano i consiglieri. “Se le irregolarità erano così gravi, perché questa improvvisa retromarcia? Cosa c’è davvero dietro questa scelta?”.
Per Alibrandi e Bulzomì, la decisione di rinegoziare non è altro che un tentativo di mascherare anni di errori amministrativi.
