Secondo l’impostazione accusatoria, l’omicidio sarebbe da inquadrare nell’ambito di un litigio per motivi economici

di PAOLO DEL GIUDICE

Prosegue inannzi la Corte di Assise di Palmi il processo a carico dei fratelli Giuseppe e Michele Matalone, originari del borgo di Dinami nel vibonese, accusati dell'omicidio di Michele Franzè, ucciso a Galatro, nel reggino, il 9 gennaio 2014. Nel processo è anche imputata Filomena Sirgiovanni, madre dei due fratelli Matalone, accusata di calunnia nei confronti della cugina omonima. E' chiamato a rispondere del reato di favoreggiamento Carlo Mercuri, anch'egli di Dinami, che avrebbe raccontato fatti difformi dal vero per aiutare i fratelli Matalone ad eludere le investigazioni dell'autorità.

Le ragioni del “pasticciaccio brutto”. Secondo l’impostazione accusatoria, l’omicidio sarebbe da inquadrare nell’ambito di un litigio per motivi economici innescato dalla decisione di Franzè di interrompere la fornitura di energia elettrica e di acqua ai due giovani. Franzè, secondo la ricostruzione operata dagli inquirenti, è stato ucciso con quattro di fucile da caccia calibro 12 che hanno colpito il 69enne alla testa e al torace e all’addome.

No dalla Corte alla parte offesa. Nel corso della precedente udienza, tenuta il 5 dicembre scorso, i familiari della vittima hanno presentato richiesta di costituzione di parte civile, che è l'atto con il quale la persona che si ritiene vittima di un reato reclama il risarcimento del danno lamentato. Alla richiesta si è opposto l'avvocato Francesco Stilo, difensore della signora Filomena Sirgiovanni e dei due fratelli Giuseppe e Michele Matalone, sul presupposto che la domanda difettasse di un elemento essenziale, ossia la quantificazione del danno asseritamente subìto e reclamato nei confronti della signora Sirgiovanni. La Corte ha accolto l'eccezione e respinto la richiesta di costituzione di parte civile in relazione alla posizione della signora Filomena Sirgiovanni.